L’iniziativa del Governo Conte del Cashback, a cui oggi hanno aderito più di 4 milioni di italiani, ha presentato una serie di problemi di carattere tecnico. Primo fra tutti, l’apparente insufficienza dei fondi rispetto alla domanda. L’Esecutivo in un primo momento aveva previsto fondi per 228 milioni di euro a copertura del programma, numeri che rivelano una amara verità: solo un italiano su tre potrebbe ricevere il rimborso previsto.
Alcuni osservatori non escludono un aumento dei fondi stanziati e il governo non si dice preoccupato. E’ previsto un tetto massimo complessivo di 150 euro per i rimborsi effettuati spendendo 1.500 euro in almeno 10 transazioni, questo significa che vengono rimborsati 15 euro al massimo, anche nel caso in cui si spendano 200, 300 o 700 euro.
Qualsiasi tipologia di spesa pagata in modalità elettronica è interessata dai rimborsi:
- servizi e beni quali generi alimentari,
- capi di abbigliamento;
- farmaci e spese mediche;
- i pagamenti nei bar e ristoranti;
- carburante;
- conti di artigiani e professionisti (meccanici, gommisti, elettricisti, idraulici, ingegneri);
- elettrodomestici ed elettronica di consumo;
- Parrucchieri e servizi per la cura della persona.
Non rientrano invece:
- gli acquisti effettuati online (es. e-commerce);
- gli acquisti necessari allo svolgimento di attività imprenditoriali, professionali o artigianali;
- le operazioni eseguite presso gli sportelli ATM (es. ricariche telefoniche);
- i bonifici SDD per gli addebiti diretti su conto corrente;
- le operazioni relative a pagamenti ricorrenti, con addebito su carta o su conto corrente.
