Moody’s: le tensioni politiche sono un rischio per la crescita dell’Italia

Nel mirino della stampa internazionale e delle agenzie di rating c’è proprio l’Italia. L’agenzia di stampa USA Bloomberg ha puntato il dito contro la strategia fallimentare della BCE e della Commissione europea, che, nonostante i finanziamenti fiume assicurati al Paese – di 209 i miliardi di euro la fetta del Recovery Fund, senza contare la scorpacciata di Btp della Banca centrale – non sono riuscite a risolvere i problemi atavici della terza economia europea.

Perché? Il problema dell’Italia, come evidenziato da Bloomberg e ribadito oggi da Moody’s, è politico. La spaccatura della maggioranza, che ha costretto il premier Conte a mendicare quei voti di fiducia necessari per andare (temporaneamente) avanti, è infatti relativa al Recovery Plan, ovvero allo strumento utilizzato dagli Stati membri per distribuire i fondi concordati con la Commissione europea lo scorso anno.

La questione non è di poco conto: come sottolineato da Moody’s, l’assorbimento tempestivo dei fondi di ripresa dell’UE è “un elemento chiave per migliorare il basso potenziale di crescita dell’Italia”. Ma vista la fiducia limitata su cui può contare oggi il Conte bis, trovare una sintesi sul Recovery Plan non sarà un esercizio agevole.

Secondo gli analisti dell’agenzia di rating, l’ipotesi di un prossimo ritorno alle urne è remota, ma la sostanza non cambia: il Governo è debole, e con questi numeri un coordinamento sull’utilizzo dei fondi europei è improbabile, sebbene il Recovery Fund sia essenziale per riattivare il motore dell’economia nazionale (il volume è pari al 12% del Pil atteso nel 2021).

Sulle spalle dell’Italia, poi, pesa un background di certo non lusinghiero: secondo Moody’s, nel periodo 2014-2019 il tasso di assorbimento dei fondi strutturali dell’UE “è stato debole”, circa il 39%. Tutto questo nonostante gli avvicendamenti al Governo di diversi esecutivi: insomma, tutto cambi affinché nulla cambi.

Il quadro politico in deterioramento, poi, ha scatenato la reazione dei mercati: lo spread, differenziale tra il rendimento del decennale italiano e i Bund tedeschi che rileva l’umore degli investitori sul sistema Italia, è salito ora a quota 125,3 punti base, livello più alto dallo scorso novembre.

A pesare sul rendimento del Btp a dieci anni anche le indiscrezioni che trapelano da Francoforte, con la BCE che – pur mantenendo invariate le misure di sostegno monetario – potrebbe decidere di non utilizzare tutti i fondi del Qe (da 1.850 miliardi di euro).

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