Gb, “aiuteremo UE ma le nostre dosi di vaccini non si toccano”

Il governo britannico è pronto a valutare “come poter aiutare” l’Ue, se richiesto, a compensare i ritardi sul programma di vaccinazioni anti-Covid, ma è assolutamente sicuro che le proprie forniture – contrattate in anticipo con AstraZeneca – siano “assolutamente” blindate. Lo ha ribadito oggi ai media il ministro Michael Gove, titolare nella compagine dei Boris Johnson del dossier sui rapporti post Brexit con Bruxelles. Il nostro programma vaccinale si basa su “forniture che sono state concordate e pagate e che saranno onorate”, ha tagliato corto Gove.

“Il nostro programma di vaccinazioni è stato concordato e garantito mesi fa con impegni su quantitativi di dosi prefissati e questo ci rende sicuri che esso andrà avanti esattamente come pianificato”, ha detto Gove al riguardo parlando al talk show Good Morning Britain, su Itv. In precedenza lo stesso ministro aveva del resto escluso “assolutamente” alla Bbc qualunque ipotesi di ritardi o rinvii nelle forniture dei vaccini anti-Covid verso il Regno, malgrado il braccio di ferro in corso tra Ue e AstraZeneca e la richiesta avanzata da Bruxelles – i cui contratti con la società farmaceutica anglo-svedese sono stati sottoscritti 3 mesi dopo quelli di Londra – di ricevere da subito dosi prodotte anche in impianti con sede nel Regno Unito.

Premesso questo, Gove ha tuttavia assicurato che il governo Johnson è pronto “a parlare con in nostri amici in Europa per vedere come possiamo aiutarli” in caso di necessità. Critiche all’atteggiamento Ue di queste ore sono state sollevate oggi da gran parte della stampa britannica. E avallate anche da scienziati come sir Jeremy Farrar, già professore di Malattie Tropicali all’università di Oxford, consulente indipendente del governo sulla pandemia e attuale direttore di una delle maggiori organizzazioni caritative del Regno di sostegno alla ricerca medica, che – richiesto di dire se avesse notato toni di “nazionalismo” nella polemica di Bruxelles – ha risposto: “Sì, ho paura che ci sia anche questo. E dobbiamo assolutamente evitarlo perché una battaglia nazionalista sulle forniture dei vaccini non serve a nessuno” di fronte alla minaccia generalizzata, che incombe “su tutti i Paesi” delle “nuove varianti emergenti” del virus.

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