Dopo il grave attacco de La Stampa a Giorgia Meloni, come madre e donna, sui social continuano le critiche verso la testata e il suo direttore, Massimo Giannini. Le scuse dello stesso Giannini e del giornalista Alberto Mattioli che ha firmato l’articolo, infatti, non sono bastate a far rientrare il caso. Mattioli ha parlato di una “battuta (stupidina)”, che “poteva essere mal interpretata e lo è stata” e Giannini ha definito l’articolo comunque “ottimo”, precisando che giusto il passaggio sulla figlia della Meloni era “inappropriato” e lontano dallo “stile” del giornale.
“Sì, bravi. La sinistra: basta scusarsi e se ne lavano le mani. La destra se si scusa si pretende il cappio. Democratic chic”, ha commentato un utente sul profilo Twitter de La Stampa, mentre un altro ha sottolineato che “tanto quello che volevate scrivere lo avete scritto. Tipico del giornalismo di bassa lega di cui siete l’espressione”.
“La linea Giannini. Abietta e ripugnante“, ha scritto su Twitter la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli, commentando il post della giornalista di Libero Azzurra Barbuto, che rilanciava con biasimo i passaggi incriminati dell’articolo di Mattioli. “Cara La Stampa perché un articolo così brutto per attaccare Giorgia Meloni? Perché ricorrere al disprezzo di bassa lega, quando di ragioni politiche ce ne sarebbero molte? Ah già è funzionale al disprezzo per le donne. Capisco. Una bambina ‘prodotta’ è veramente misero”, ha scritto l’ex deputata Pd Anna Paola Concia, mentre la senatrice Monica Cirinnà, pur accogliendo con favore le scuse di Giannini, ha sottolineato che “pochi sono più distanti da me della leader di FdI, ma il sessismo non è un’arma politica e non deve avere spazio nel dibattito pubblico”.
