Fisco, Confindustria: via l’Irap. E l’Irpef va ridisegnata

Abolire l’Irap e non introdurre nuove imposte sulle imprese in un momento così drammatico per l’economia italiana. E’ questa la linea indicata dal vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Emanuele Orsini, in audizione, presso le Commissioni riunite Finanze di Camera e Senato.
L’Irap “è un’imposta che ha fatto il suo tempo”, ha detto Orsini. Dopo la cancellazione temporanea dei versamenti del tributo dovuti nel 2020, “il legislatore ha un’occasione storica per eliminarla del tutto. Si avrebbero enormi benefici in termini di semplificazione e attrazione di nuovi investimenti”.

Per Confindustria, la tassazione delle imprese va migliorata. “Nel volume “il Coraggio del futuro: Italia 2030-2050″, presentato nei mesi scorsi, abbiamo indicato varie azioni concrete e siamo pronti a fare la nostra parte”, ha spiegato Orsini.

Secondo gli industriali non bisogna “introdurre nuove imposte o oneri sulle imprese in questa congiuntura drammatica, in cui molte lottano per la sopravvivenza”.

Quanto all’Irpef, l’imposta principale del nostro ordinamento, “sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: parti estranee e incoerenti, tenute l’una all’altra solo dal filo ideale di tassare il reddito personale”. Occorre, poi, ridisegnare la progressività dell’imposta, ha detto Orsini.

Secondo Confindustria sono “troppe le eccezioni all’Irpef. I regimi sostitutivi – ha spiegato Orsini – vanno valutati uno ad uno e quelli che intendiamo mantenere vanno almeno coordinati col regime normale”.

Restano dentro l’Irpef perlopiù dipendenti e pensionati. “Secondo i dati del Mef queste due categorie insieme fanno l’87% dei contribuenti Irpef e versano circa l’81% dell’imposta totale”.

La progressività, poi, “va ridisegnata”. Con l’Irpef attuale “un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni”, ha osservato il vicepresidente di Confindustria. Per un lavoratore dipendente “l’aliquota marginale effettiva sopra i 28 mila euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%). Tra i 35 mila ed i 45 mila euro il prelievo effettivo arriva al 61% (a fronte di un’aliquota legale del 38%). Questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività”.

Per Confindustria, dunque, “regolarizzare l’andamento delle aliquote effettive dell’Irpef è una priorità. Nel farlo, va alleggerita la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad aumentare il reddito, in particolare sopra i 28mila euro, soglia oltre la quale l’attuale modello produce le distorsioni più ampie”. La soluzione più agevole, “a nostro avviso, è ridisegnare i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei ‘salti’ di aliquota, in particolare tra secondo terzo scaglione, e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito, a partire da 28 mila euro”, ha aggiunto Orsini.

Vanno, poi, “salvaguardate le misure fiscali che incentivano la produttività e il welfare aziendale. Alla luce di questi andamenti dovrebbero risultare chiare le ragioni dell’enfasi posta, negli anni, da Confindustria nella creazione di meccanismi di favore fiscale anche per i lavoratori dipendenti: quali la detassazione dei premi di risultato o la normativa fiscale del welfare aziendale. Qualsiasi intervento di riforma dell’Irpef non può prescindere dalla salvaguardia e dal potenziamento di queste misure”, ha concluso.

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