Il nuovo incaricato al vertice del dicastero della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, dovrà presto decidere cosa fare con il dossier smart working. In questo momento negli uffici pubblici il 40% dei dipendenti lavora da remoto. Per il settore pubblico la scadenza della modalità in lavoro agile era fissata al 31 gennaio, secondo il decreto del 23 dicembre 2020 del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2020. Dopo la proroga dello stato d’emergenza, prolungato fino al 30 aprile 2021, anche le altre misure adottate per il contenimento del contagio, come appunto il lavoro agile, sono state prorogate.
Quasi un anno fa, in un’intervista a Tgcom24 rilasciata a giugno 2020, Brunetta diceva: “Riaprire tutto: i Comuni devono funzionare, i tribunali devono funzionare, come funzionano gli ospedali. Non vedo perché se un ospedale funziona, non possa funzionare una scuola, un Comune, un ufficio urbanistica, un tribunale. Smettiamola per favore, basta: si torni tutti a lavorare”.
Dichiarazioni che di certo farebbero pensare a una svolta nella gestione della pandemia, adesso che è tornato alla guida di Palazzo Vidoni. Ad oggi molte aziende, soprattutto nel pubblico, hanno fatto ricorso allo smartworking, una vera rivoluzione del lavoro, resa possibile grazie agli strumenti digitali e tecnologici a disposizione, che hanno permesso a tanto lavoratori di rimanere a casa. E in molti casi le aziende ci hanno anche guadagnato in produttività.
“Se funzionano la Polizia, i Vigili del fuoco, i carabinieri – era il ragionamento del ministro Brunetta -, nel senso che vanno a lavorare e non ci sono i carabinieri in smartworking, loro sono nelle loro automobili, fanno la pattuglie, quindi smettiamola per favore, si torni tutti a lavorare”. E aggiungeva: “Io sono alla Camera, con tutti i miei collaboratori, a lavorare: votiamo in un’aula, distanziamento, sicurezza, sanificazione certamente, ma si è tornati a lavorare”.
Il suo ritorno al dicastero che ha già guidato dal 2008 al 2011 durante il governo Berlusconi, preoccupa non poco i sindacati: l’Usb considera la sua nomina “una vera e propria dichiarazione di guerra alla Pubblica amministrazione”, mentre la Cgil parla di “scelta incomprensibile, è quanto di più antitetico ai concetti di coesione, innovazione, investimenti nella partecipazione per gestire la transizione digitale e organizzativa in modo democratico e partecipato”.
L’immagine di Brunetta è legata alle battaglie contro i dipendenti “furbetti”, e il ministro in passato non aveva risparmiato nemmeno i giudici, accusati di lavorare “2 o 3 giorni alla settimana”. Una dichiarazione che non era piaciuta all’Anm. Simbolo della sua azione di governo erano stati i tornelli, che aveva voluto far installare prima nel suo ministero e poi in altri uffici, appunto per scovare i “fannulloni”. L’esponente degli azzurri se l’era presa anche con i poliziotti improduttivi, definiti “passacarte panzoni”. Per migliorare l’efficienza della Pa aveva presentato una riforma, che ha preso il suo nome, che prevedeva un ciclo di valutazione delle performance dei dipendenti, con la quale puntava a “premiare i lavoratori meritevoli e punire i fannulloni”, per ricordare le sue parole. Correva l’anno 2009, e quel progetto venne poi accantonato dalla ministra Madia che prese il suo posto durante il governo Renzi. Ora è probabile che Brunetta voglia riprendere la sua crociata.
