È morto all’età di 87 anni Massimo Anderson. Con lui se ne va un altro nome che appartiene profondamente alla storia della destra. Consigliere comunale a Roma e regionale del Lazio per il Msi, del quale fu anche dirigente nazionale, Anderson fondò nel 1971 il Fronte della Gioventù, di cui fu segretario nazionale fino al 1977, dopo essere già stato il primo segretario della Giovane Italia.
Anderson contribuì al fermento di idee e proposte nel Msi come esponente della corrente della Destra popolare, fra i cui esponenti c’era Pinuccio Tatarella. Nel 1977 scelse di aderire a Democrazia nazionale, per poi dimettersi due anni dopo a seguito della sconfitta del movimento alle politiche. L’afflato a contribuire alla vita sociale e politica del Paese, però, non si esaurì e si riversò nel campo della produzione culturale politica e nel mondo dell’associazionismo di categoria, dove Anderson arrivò a ricoprire dal 2010 il ruolo di presidente di Federproprietà.
La notizia della scomparsa di Massimo Anderson ha suscitato grande commozione. Fra i primi a divulgarla è stato Domenico Gramazio, con un breve, ma sentito post sulla sua pagina Facebook. «Massimo Anderson ci ha lasciato, lo ricordiamo con infinito affetto», si legge nel messaggio, firmato «I militanti delle organizzazioni giovanili del Msi».
Ad Anderson e ha ciò che ha rappresentato ha dedicato, poi, un lungo pensiero Maurizio Gasparri: «Ho appreso con grande dispiacere della morte di Massimo Anderson», ha spiegato. «Impegnato da molto tempo nella tutela della proprietà immobiliare con le associazioni Arpe e Federproprietà, fino all’ultimo è stato animatore di riviste, di pubblicazioni che non hanno mai trascurato il campo dei valori politici e morali per i quali si è a lungo battuto», ha ricordato ancora il senatore di Forza Italia. «In gioventù protagonista della militanza della destra, guidò a lungo la Giovane Italia e il Fronte della Gioventù. Fino all’ultimo – ha spiegato Gasparri – ha offerto sempre un contributo di idee e di proposte alla realtà romana e non solo».
Contributo che Anderson non mancò mai di far arrivare anche al cuore delle istituzioni. Ancora Gasparri, infatti, ha richiamato «le sue puntuali sollecitazioni al Parlamento e i convegni con cui si proponeva sempre l’obbiettivo di difendere diritti fondamentali». «Lo ricordo con rimpianto perché, dopo un lungo e ampio dibattito politico, avevamo trovato costanti e proficue occasioni di confronto. Resterà – ha concluso Gasparri – uno dei protagonisti della storia politica della destra italiana del dopoguerra».
