Salvini dopo Zingaretti incontra Di Maio e gli altri leader: «Li vedrò tutti, inutile litigare e dividersi»

«Non farò lo sfasciacarrozze del governo». Matteo Salvini rassicura così chi gli chiede se i toni, a poche ore dall’insediamento del governo Draghi, non siano forse già un po’ troppo alti. Lui, tranquillizza tutti. E infatti, anche pubblicamente, spiega che «questo è il momento di deporre l’ascia di guerra. Con un milione di posti di lavoro già saltati, penso che la politica debba usare il suo tempo per risolvere i problemi. Il ministro Speranza ha vissuto un anno sotto pressione, non lo invidio, e cercheremo di sostenerlo da tutti i punti di vista». Prima di precisare con i suoi di non aver «attaccato alcun ministro». Certo, sin dal minuto numero uno del governo Draghi, Salvini ha sempre parlato di «sostegno» nei confronti di alcuni ministri. Oltre che per Speranza, certamente, per Luciana Lamorgese. L’idea è ovviamente quella di affiancare sottosegretari leghisti nei ministeri che Salvini considera chiave: oltre a Interno e Sanità, anche Lavoro, Trasporti e Infrastrutture, i dicasteri «della ripartenza».

In ogni caso, la nave Open Arms è a Porto Empedocle. L’idea è quella di non alzare la voce, ma il verificarlo nelle prossime ore potrebbe essere un buon banco di prova. Per il momento, Salvini sta ancora cercando il tono più adeguato per dialogare nel governo. Anche a questo si devono gli incontri di queste ore: prima con Silvio Berlusconi, ieri con Nicola Zingaretti («Se mi avessero detto che lo avrei incontrato avrei sorriso, ma oggi bisogna pensare all’interesse del Paese e non alle divisioni») , oggi con Luigi Di Maio e, annuncia lui stesso, «se possibile con Mariastella Gelmini (Affari regionali e Autonomie) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti). Mentre i pontieri sarebbero al lavoro per organizzare un faccia a faccia anche con Andrea Orlando, il ministro del Lavoro che non più tardi di un mese fa aveva liquidato la faccenda: «Un governo anche con Salvini? Neanche venisse superman». «Conto di incontrarli tutti entro la settimana — spiega il leader —. Sui punti su cui non c’è accordo è inutile dividersi e litigare. Su salute, scuola, lavoro, ritorno alla vita dobbiamo metterci insieme e lavorare».

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