Ieri sera il senatore Lillo Ciampolillo, dal sì tormentato a Conte al no sfrontato a Draghi, ha dato del «pagliaccio» a Matteo Salvini, che pure non era stato tenero con lui avendolo elevato a emblema del tentato mercimonio per la nascita dell’abortito Conte-ter. Non pago, ha anche rinfacciato al capo della Lega «di non aver mai lavorato in vita sua». Un tempo, quando la politica esigeva l’uso del metro per misurare distanze e gerarchie, una gag del genere non l’avremmo mai vista né sentita. I leader erano su un piedistallo e ai peones toccava soprattutto ascoltare.
Invece, in questa sgangherata Terza Repubblica battibeccano da pari a pari. Al punto da finire oggetto di conversazioni tra personalità con responsabilità politiche e di governo. È quel che è capitato ieri l’ex-premier Matteo Renzi e il ministro Andrea Orlando. «Vi abbiamo salvato da Ciampolillo…», ha esordito il primo, ancora stordito dalla soddisfazione per il discorso di Draghi. E l’altro: «Ciampolillo era perfetto. Andava interpretato al contrario». Che cosa significhi, non si sa. Ma è certo che di questo passo presto anche l’ex-ignoto Ciampolillo avrà un suo gruppo al Senato e forse una sua lista alle elezioni. Accettiamo scommesse.
