Nicola Zingaretti si è perso i soldi: mancano all’appello 13 milioni di euro per le mascherine

Mascherine che volano, soldi che scappano sempre più lontano. Alla regione Lazio speravano in un vuoto di memoria, ma la truffa costata svariati milioni di euro all’amministrazione torna a galla. Non è stato esattamente un modello di gestione corretta quello che si è scoperto nel momento di massima preoccupazione per l’espansione del Covid-19. E stamane in aula alla Pisana tornerà di nuovo alla carica Chiara Colosimo, a nome di Fratelli d’Italia, per pretendere di sapere da Nicola Zingaretti che fine hanno fatto i quattrini che dovevano rientrare in cassa.

In discussione un’interrogazione che merita attenzione, forse anche in altri palazzi che sono a caccia di ulteriori elementi. Nei primissimi giorni di maggio si affacciò in Consiglio regionale il governatore a giurare che lo scandalo era sepolto. Perché la ditta che si era intascata ben 14 milioni di euro – quella che fabbrica lampadine, la Eco.Tech – era pronta a restituirli. Con tanto di piano di rientro. Carta straccia: siamo a luglio e sessanta giorni dopo Zingaretti sta sempre lì a chiedere al cassiere se sono arrivati i soldi. La Eco.Tech pare dormire sonni tranquilli. Non si ha notizia di ricerca pubblica di quattrini da riportare in regione, finora sono stati racimolati spicci, appena un milione di euro consegnato all’istituzione. Ma gli altri tredici milioni versati come anticipo per la fornitura di mascherine che dovevano costare oltre trentacinque milioni sono rimasti nella vasca di Paperon de’ Paperoni e non c’è verso di riportarli a Roma.

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