Il leader della Lega Matteo Salvini è probabilmente stufo di dover combattere con la sinistra al Governo, che fa muro da sempre a qualsiasi proposta proveniente dalla fazione antagonista. «Spero che il prossimo governo sia di centrodestra, a guida Lega», afferma infatti in conferenza stampa. E aggiunge: «Messo in sicurezza il Paese torneremo a dividerci, sarà giusto che la parola torni agli elettori». Il presente, però, è Draghi. «Lo ringrazio per la sua disponibilità – sottolinea -, ha trovato nella Lega un convinto sostenitore».
Salvini è fin troppo consapevole che la sua parte in maggioranza gli impone di mitigare il rigorismo di cui è zelante interprete proprio il ministro Speranza. Per farlo, si appoggia alle parole del premier che dice di voler riaprire quando i dati lo permettono. «Diciamo quello che dice Draghi, non aprire in zona rossa», assicura Salvini. «Ma – avverte – non possiamo stabilire oggi 30 marzo che per tutto aprile non si parla di riaperture». Quel che non si può fare, spiega, poiché «scientificamente sbagliato», è «decidere oggi che se ne riparla a maggio». Da qui la proposta: «Chiediamo che nel decreto del Cdm sia inserito che se i dati migliorano dopo Pasqua, si pensi alle riaperture». C’è spazio anche per l’Europa. Il leader leghista dice di non «avere teste da chiedere» in sede Ue per il pasticcio sull’acquisto dei vaccini.
E cita di nuovo Draghi. «Non mi pare un pericoloso sovranista quando dice “bene se arrivano cose dall’Europa, altrimenti facciamo da soli». Il riferimento, in questo caso, è alle politiche migratorie. La tentazione per assestare una stoccata allo ius soli rilanciato da Enrico Letta è fortissima. E Salvini non resiste: «La normativa attuale prevede che cittadinanza sia una scelta a 18 anni. Non è biglietto per giro di giostra. In ogni caso, non è una priorità». Ma Europa significa collocazione politica. La Lega aderisce ad Identità e democrazia. La presenza dei tedeschi di AfD, tuttavia, crea imbarazzo. Il suo sogno è una fusione tra Id e l’Ecr, i Conservatori di cui è presidente Giorgia Meloni. «Sarebbero il secondo gruppo in Europa», ricorda. Un dato, tuttavia, è certo: «L’ingresso della Lega nel Ppe non è all’ordine del giorno».
