La Cassazione condanna chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura

Chi possiede un cane e lo tiene un cane chiuso in un box senza l’adeguata aerazione ora può essere perseguibile dalla legge. La Cassazione prevede ora una condanna penale per chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, anche per semplice negligenza. Secondo la Cassazione, l’animale rischia delle patologie importanti a causa dell’ambiente malsano e dell’umidità.

Con la sentenza appena depositata (la sent. n. 12436/2021 dell’01.04.2021), la Cassazione ha condannato un uomo ritenuto colpevole di maltrattamento di animali per tenere una trentina di cani in condizioni di sofferenza ed in un ambiente incompatibile con la loro natura. I cuccioli, infatti, erano rinchiusi in un box che non garantiva l’adeguato ricambio d’aria. Per questo motivo, l’uomo è stato costretto a pagare un’ammenda di 4mila euro. A nulla è servita la difesa dell’imputato, secondo cui gli animali non erano mal custoditi e avevano l’assistenza continua di un veterinario. Inoltre, sempre secondo il padrone dei cani, le patologie riscontrate non erano riconducibili al luogo in cui erano detenuti.

La ASL, invece, ha documentato come le patologie fossero legate al drammatico contesto in cui i poveri cuccioli erano costretti a vivere. Perlopiù, si trattava di alopecia e di dermatiti causate, secondo gli accertamenti effettuati, dall’ambiente malsano in cui erano tenuti gli animali: il ricircolo dell’aria era carente, l’umidità abbondava. Non era, insomma, un posto in cui tenere dei cani.

«In tema di reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, previsto dall’art. 727 del Codice penale» ha specificato la Corte, «La grave sofferenza dell’animale, elemento oggettivo della fattispecie, deve essere desunta dalle modalità della custodia che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell’animale in situazione di benessere». Il Codice penale, al citato articolo, punisce con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro «chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze». La stessa pena è riservata per «chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività». Il reato di detenzione dell’animale in condizioni contrarie alla sua natura, inoltre, si configura anche per semplice negligenza, non essendo richiesto il dolo.

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