Cambiano le opinioni politiche degli italiani, ma non in modo repentino. Nelle ultime settimane la Lega perde ancora mezzo punto, scendendo al 22,4%. Secondo è il Partito Democratico, che con il 18,8% ha ormai recuperato tutto il terreno perduto con le dimissioni di Zingaretti (avvenute però un mese e mezzo fa ormai). Fratelli d’Italia segue confermandosi sui suoi valori massimi di sempre (17,4%) con il Movimento 5 Stelle in quarta posizione, appena dietro (17,0%). Si assottiglia ulteriormente lo spazio in cui sono racchiusi i primi 4 partiti: solo 5,4 punti percentuali.
Da segnalare alcune novità tra i partiti minori: innanzitutto i Verdi, che fanno un discreto passo in avanti (1,8%) schiodandosi finalmente dal fondo della classifica (riservata, è bene ricordarlo, ai partiti che fanno registrare con continuità un dato superiore all’1%). Qualcuno ricorderà che nelle settimane scorse si era parlato dei Verdi italiani per due fatti, avvenuti negli stessi giorni: la decisione del sindaco di Milano, Beppe Sale, di aderire al movimento ecologista, e la creazione di una nuova componente parlamentare ispirata proprio all’ambientalismo, alla quale gli stessi Verdi hanno concesso l’utilizzo dello storico simbolo del sole che ride. Se il dato odierno è da attribuire a questi eventi, è difficile da dire, anche perché il rialzo sembra arrivare un po’ in ritardo.
Meno casuale sembra invece il dato di Articolo 1-MDP. La componente “moderata” di quello che in Parlamento è il gruppo di sinistra “Liberi e Uguali” sembra essere uscita sconfitta dal confronto con i vicini di banco di Sinistra Italiana, che hanno scelto di mettersi all’opposizione del Governo Draghi a differenza del partito guidato dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Non solo: le recenti polemiche che hanno investito lo stesso Speranza potrebbero contribuire a spiegare questa flessione. Nonostante le parole in sua difesa pronunciate sia da Enrico Letta sia dallo stesso premier Draghi, è fuor di dubbio che Speranza sia nell’occhio del ciclone, e che la sua posizione non sia di quelle più solide.
Nonostante le divisioni interne, la maggioranza ultra-ampia in Parlamento continua ad esserlo anche nel Paese, perlomeno se si sommano i consensi dei partiti che ne fanno parte. Ma anche qui si deve registrare una certa flessione, forse piccola ma non per questo insignificante.
È infatti la prima volta nella – breve – vita dell’esecutivo guidato da Draghi che questa somma scende al di sotto del 77%, calando di mezzo punto negli ultimi 15 giorni. Un calo che, a dire il vero, può essere ascritto quasi interamente alla sola Lega. Ma è comunque degno di nota che i margini di questa super-maggioranza si stiano cominciando a erodere, mentre i partiti che in Parlamento rappresentano l’opposizione (da sinistra e – soprattutto – da destra, con FDI) arrivano a sfiorare complessivamente quasi il 20% dei consensi.
In realtà l’aspetto partitico è forse il meno toccato dai mutamenti dell’opinione pubblica, nelle ultime settimane. Molto più nette sono le variazioni nel tasso di fiducia del Governo, e dello stesso Mario Draghi, in netto calo rispetto ai giorni dell’insediamento. Ma anche i dati di sondaggio sulla propensione a vaccinarsi e sulla soluzione migliore su quando (e quali attività) riaprire, riflettono una grande incertezza e polarizzazione.
