Il vignettista del Fatto, Vauro Senesi, ospite durante l’ultima puntata di Non è l’Arena, ha mostrato la tessera del Pci del 1955, gli anni in cui i comunisti italiani eseguivano supinamente gli ordini di Mosca e dell’Unione Sovietica. Riferendosi allo scandalo Concorsopoli di Allumiere, il concorso della Regione Lazio vinto da esponenti del Partito democratico, Vauro ha rimpianto i tempi del Partito comunista degli anni ’50, quando i modelli di riferimento erano dittatori sanguinari come Stalin e Mao.
Il vignettista del Fatto quotidiano ha iniziato il suo monologo denunciando il decadimento dei tempi. “Siamo nella Repubblica di Allumiere, i partiti non sono più organizzazioni politiche ma macchine clientelari potentissime. Non decidono solo le nomine di qualche funzionario di Allumiere, ma le nomine in Rai e i manager, e tutto con lo stesso criterio nepotista e clientelare, questa è la morte della politica”.
A questo punto, il colpo di teatro del nostalgico Vauro, che tira fuori una vecchia tessera del Pci. “Voglio fare una cosa commovente, forse lei si commuoverà meno”, annuncia Vauro, rivolgendosi a Chiara Colosimo, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia in studio insieme a lui. Quindi, dal taschino estrae una tessera del Partito comunista italiano: “È del 1955, il mio anno di nascita, ed è di un ambulante genovese. Ogni mese pagava 50 lire del suo presumo scarso compenso, non per piazzare suo figlio o suo cognato o se stesso ma per un ideale ed era disposto al sacrificio anche economico, suo. Non cercava prebende, ma passione e idealità, voleva cambiare questo paese”.
Tuttavia l’esponente Fratelli d’Italia non cade nella “provocazione”: “Vauro, la sorprenderò ma io mi commuovo anche se quello non è il mio partito. L’idea dovrebbe guidare le nostre gambe. Purtroppo non è più così, ma io provo a farlo, alcuni provano a farlo”. Ma il modello del Pci del 1955, che dipendeva da un regime straniero e dittatoriale, se lo poteva tranquillamente risparmiare.
