Conti correnti online, le spese aumentano del 48% in due mesi. Scopriamo il perché

Negli ultimi due mesi, e più precisamente tra il 3 febbraio e il 19 aprile, la spesa annua indicativa per i conti correnti online delle famiglie con operatività media è aumentata del 48%, e del 22,6% per i pensionati.

Dati, questi, che vanno a combinarsi con la decisione delle banche italiane di penalizzare le giacenze sopra una determinata soglia, e che sono da leggere come un tentativo di ridurre i costi sostenuti per la liquidità in eccesso presso la BCE. 

Nel dettaglio, prendendo sotto esame un campione di 12 banche, l’indicatore dei costi complessivi (Icc) mostra un aumento del 48% delle spese per i conti correnti delle famiglie con operatività media, passate dai 29 euro dello scorso febbraio ai 43 euro di aprile. Spese che sono aumentate anche per i pensionati, sempre con uso medio, a 38 euro+22,6%.

Da tempo, inoltre, le banche italiane hanno messo nel mirino la liquidità parcheggiata, non investita e senza alcun finanziamento in essere. Ad esempio, Fineco Bank si è detta pronta a chiudere i conti superiori ai 100.000 euro, in assenza di investimenti o finanziamenti, Bper Banca e Unicredit si apprestano ad introdurre nuove commissioni di liquidità rilevante e di giacenza, mentre BNL ha già disegnato spese forfettarie pari a 400 euro ogni 100.000 euro di giacenza liquida media, fino a un massimo di 4.000 euro.

E’ da sottolineare, tuttavia, che non tutte le banche si sono mosse (al momento) per contenere le giacenze dei correntisti. Non si segnalano interventi, infatti , da Intesa Sanpaolo, CheBanca!, Poste ItalianeIng e Widiba, aprendo – come evidenziato da Anna Vizzari, senior economist di Altroconsumo – una finestra di opportunità per i risparmiatori: “vale il consiglio di cambiare alla ricerca di soluzioni migliori”. 

Ma perché si registra questa impennata delle spese per la gestione dei conti correnti online? E perché le banche italiane, con l’introduzione delle penalità, stanno cercando di disincentivare i correntisti dal mantenere volumi elevati di liquidità, non investita e senza finanziamenti, nei conti? Una situazione apparentemente controintuitiva, visto il boom dei depositi bancari dell’ultimo anno e la fonte di raccolta che le giacenze hanno tradizionalmente rappresentato per le banche.

La verità, a ben vedere, è che l’alta liquidità congelata dai risparmiatori italiani, sintomatica della profonda incertezza instillata dalla pandemia, è diventata ormai un costo per le banche. Quest’ultime pagano infatti lo 0,5% per la liquidità depositata in eccesso, presso la BCE, rispetto alle riserve obbligatorie, e le condizioni del mercato fanno il resto, visto che la tesoreria solitamente viene investita nei titoli di Stato, con i rendimenti nell’Eurozona che sono però in buona parte negativi.

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