Meloni contro i “Fedez di turno”: “Non è tempo per ddl Zan e battaglie ideologiche”

Per la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, quanto accaduto con il concertone del primo maggio e la polemica sul “caso Fedez” è lontano dalle priorità degli italiani in questo momento. Unico tema importante è il lavoro, che in un momento in cui il tessuto economico del Paese è a brandelli.

«Ci sono lavoratori che da più di un anno aspettano risposte: attività messe in ginocchio, altre che non riapriranno più, il tutto unito a pesanti limitazioni delle libertà personali. Era chiedere troppo che ci si concentrasse sulla ripartenza economica e sociale dell’Italia?», ha quindi chiesto Meloni sulla sua pagina Facebook, tornando poi sull’argomento in un’intervista al Messaggero di oggi. Per la leader di FdI quello che è successo sul palco del primo maggio non è «nulla di sorprendente». «Per l’ennesima volta il Concertone è stato un pretesto per battaglie ideologiche, come il ddl Zan, che non c’entrano nulla con il lavoro e i diritti dei lavoratori. Il tutto sulla tv pubblica e a spese degli italiani». «In questo contesto – ha sottolineato – c’è chi usa quel palco per farsi pubblicità e confezionarsi un megaspot, utile per ad affermarsi ulteriormente nei circuiti che contano».

Quanto alle accuse di censura mosse alla Rai, Meloni ha ricordato che «se c’è qualcuno che è penalizzato in Rai, e in particolare su Rai3, non è certo la sinistra e i suoi sostenitori, cantanti e artisti del Concertone compresi, ma l’opposizione al governo. E non sono io a dirlo, ma i dati». A questo stato delle cose si aggiunge poi «un paradosso». Meloni, infatti, ha ricordato che «parla di censura chi vorrebbe introdurre con il ddl Zan la censura per legge e punire con il carcere chi non si allinea al pensiero unico dominante. I Fedez di turno – ha quindi commentato Meloni – sono utili al sistema e servono solo a prestare un volto accettabile a questa deriva liberticida».

Ma nel corso del colloquio con il quotidiano romano Meloni si è soffermata anche sulle principali questioni di attualità politica, fra le quali quello dei fondi destinati alla Capitale nel Recovery«Una ridicola elemosina», ha ribadito Meloni, ricordando come «500 milioni di euro destinati solo ai beni culturali sono un insulto» e mancano «le risorse per il potenziamento delle metropolitane o per risolvere la disastrosa questione dei rifiuti». Su Roma quindi la leader di FdI ha voluto «sfidare Draghi e la maggioranza: si dia immediata attuazione all’ordine del giorno di FdI approvato dalla Camera con cui si chiede di trasferire poteri e risorse speciali per Roma Capitale, proprio come avviene per le più importanti capitali europee. Serve solo la volontà politica per farlo. La città – ha ricordato Meloni – ha già subito il malgoverno della Raggi, ora meriterebbe un po’ di fiducia».

 

E al cronista che accusava il centrodestra di «cincischiare» sulla scelta del candidato, la leader di FdI ha ricordato che «da settimane chiedo che si riunisca il tavolo del centrodestra per sciogliere alcuni nodi politici, tra cui naturalmente quello dei candidati sindaco a Roma e nelle altre grandi città». «Noi ci siamo. Siamo pronti anche domattina con le nostre proposte e una rosa di candidati assolutamente adeguata per spodestare la sinistra e i Cinque Stelle. In termini assoluti non siamo in ritardo, basti guardare a quello che avviene a Roma nel centrosinistra, ma – ha concluso Meloni – è bene non perdere altro tempo».

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