Roberto Saviano sul Corriere della Sera torna a difendere il ddl Zan: «Cosa c’è di sbagliato nella legge Zan? Nulla. Chi la critica ha altri obiettivi». Una musica. Rovesciata nel suo esatto contrario, qui al Secolo non avremmo saputo fare di meglio. Va da sé che neppure a Licurgo sarebbe passato per la mente di pensare che le leggi, benché sue, fossero perfette.
Ma Saviano è ispirato dal sequel di Cetto Laqualunque: «Tutto tutto niente niente». O bianco o nero, senza sfumature. E si vede. Concediamogli pure che il centrodestra critichi la legge solo per «occupare spazio sui media». Ma la Cei? Anche i vescovi scalpitano contro la “Zan” per un’ospitata in tv? O forse all’autore di Gomorra sono sfuggite le loro preoccupazioni sulla possibile deriva liberticida annidata nella legge che gli piace tanto? Difficile. Più probabile che abbia voluto sorvolarle. E si capisce: in quel caso avrebbe dovuto opporre tesi a tesi su ogni articolo del ddl. Così, invece, si è comodamente defilato lungo la scorciatoia della suggestione della foto di due ragazze in un Gay Pride. Ha parlato d’altro, insomma. Ma con l’aria compunta di chi è abituato a separare i fatti dalle opinioni. Da vero testimonial dell’ipocrisia. Appunto.
