Il premier della “svolta” sta perdendo parecchi consensi dal suo insediamento, praticamente un punto a settimana. L’ultima rilevazione, secondo Tecné, dà la fiducia nell’esecutivo al 45% e quella nel presidente del Consiglio al 51. Come termine di paragone ricordiamo che, poco prima di cadere, quando già le campane suonavano a morto, la squadra di Conte godeva di un apprezzamento del 43%, di poco inferiore a quello di SuperMario. È evidente che a questo giro la storia andrà diversamente.
L’ex banchiere è destinato a restare in sella però, se la sua popolarità dovesse scendere con i ritmi con cui è calata nei suoi primi cento giorni, arriverebbe a cifre simili a quelle di Renzi e Grillo, sotto il 15%. In tre mesi infatti il governo di tutti è calato di 13 punti e il suo capo di dieci. Il dato può sembrare sorprendente, poiché la campagna di vaccinazione è partita, i decessi sono in calo e il piano per ottenere i finanziamenti da Bruxelles è stato redatto. Ma l’esecutivo non beneficia di tutto questo ed è facile capirne il motivo. Draghi è venuto per vaccinarci e far ripartire l’economia. Quanto alla profilassi, a livello mediatico per essere apprezzati non conta essere in marcia, bensì arrivare tra i primi e noi abbiamo iniziato a fare sul serio quando altri avevano già fatto tutto. Quanto ai soldi, devono ancora arrivare. Certo, è fondato il sospetto che, se la Ue fa le pulci al suo pupillo banchiere, all’avvocato Giuseppe avrebbe fatto una pernacchia; però i quattrini latitano e gli italiani devono capire se finiranno nel carrozzone pubblico o nelle tasche di chi crea lavoro. Dati i precedenti, lo scetticismo è giustificato.
