Cacciari distrugge il PD di Letta: lancia battaglie da “aria fritta”

In una intervista a La Verità Massimo Cacciari scende a valanga sul PD, che secondo lui lancia battaglie da «aria fritta». «Draghi – ha detto il professore – decide ai piani alti, mentre i partiti si azzuffano al piano terra, segnando perlomeno la loro esistenza».

Per Cacciari non c’è «alcuna possibilità» che Draghi possa fare le grandi riforme, neanche imponendole ai partiti. «Le riforme – ha spiegato il professore – le fanno le maggioranze forti e coese. La grosse koalition tedesca, per dire, ha fatto delle cose straordinarie negli anni Settanta. La chiamano “grande coalizione” non perché c’era dentro tanta gente, ma per la grandezza delle idee che avevano». Invece quella che governa in Italia è solo «una grossa ammucchiata». E «le ammucchiate – ha avvertito – nelle situazioni difficili possono, al massimo, aiutare a sopravvivere». Uno scenario in cui anche le competenze di Draghi non bastano perché «le grandi riforme Draghi non può farle da solo, perché è un tecnico e dunque non ha la testa per farle».

 

 

Allo stato attuale, però, Cacciari non può che certificare «l’impotenza della politica», con «leader alla disperata ricerca di un posto a tavola: “Ci siamo anche noi, ci siamo anche noi, c’è posto? Dove ci mettiamo? Dov’ è lo strapuntino?”». È in questa cornice che Cacciari legge anche l’attivismo del segretario Pd sul tema dei diritti, dal ddl Zan al voto ai diciottenni, fino allo Ius Soli. Letta, infatti, si trova alle prese con un partito che ormai si connota come uno di quei «comitati elettorali a caccia di voti e di posti, formati da tante piccole correnti. Anzi – ha precisato Cacciari – ormai non sono più correnti, ma spifferi d’aria». Quindi, Letta «cosa può fare da solo, se non lanciare dei ballon d’essai?», messaggi per sondare l’opinione pubblica, ha chiesto il professore. «Letta – ha aggiunto – ha compreso che non dispone della materia prima per aprire una fase congressuale di rifondazione vera».

«Si ritrova con un partito ridotto a un assemblaggio di microcarriere, piccoli corpi elettoralistici. Peraltro è la stessa situazione in cui si trovava Zingaretti», ha proseguito Cacciari, per il quale questo atteggiamento del segretario dem è del tutto irrilevante rispetto al governo e alla sua tenuta. «Ma non raccontiamoci palle. Quei temi servono a Letta per dire a tutti che esiste. Che procede con una sua autonomia. E servono anche agli avversari per portare avanti una polemica che li identifica in contrapposizione alla sinistra. Tutto qua. Ma per Draghi e la sua azione di governo, le battaglie di Letta sono aria fritta», ha risposto il filosofo al cronista che gli chiedeva se l’insistenza su temi «tanto divisivi» non fosse nociva per il governo.

Insomma, è tutto un gioco delle parti? «Ma certamente: Draghi decide ai piani alti, mentre i partiti si azzuffano al piano terra, segnando perlomeno la loro esistenza», ha chiarito Cacciari, per il quale non è affatto escluso che Letta accarezzi l’idea di un ritorno alle urne. Anzi, è «ovvio» che non gli dispiaccia. «Arriva un segretario da fuori, che non ha uomini né gruppi parlamentari: lei cosa farebbe? Ma in ogni caso, Letta sa benissimo che il governo non cade per le sue sparate».

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