Come racconta Fanpage.it, grazie alla proposta di Simone Baldelli (Forza Italia), qualcosa si smuove, dopo mesi di stallo, in merito all’effettivo taglio dei parlamentari. La discussione sul tema, quindi, si riapre, anche in seguito alle parole del segretario del Pd, Enrico Letta, che rinvia la discussione sulla legge elettorale ma chiede di intervenire sulla riforma dei regolamenti al più presto.
Con il taglio dei parlamentari i deputati passeranno da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Di conseguenza è nata una discussione su due aspetti: le riforme minimali, puramente numeriche, e quelle più divisive e su cui è complicato trovare un accordo politico. La proposta di Baldelli, come aveva spiegato lo stesso deputato di Fi a Fanpage.it, interviene sugli aspetti numerici, rinviando a un secondo momento il resto del dibattito, mettendo intanto “in sicurezza” il funzionamento della Camera. Il Pd, però, punta a ottenere anche altro, a partire dalla riforma del Gruppo Misto, come annunciato da Letta, con qualche norma che possa disincentivare i cosiddetti cambi di casacca.
L’idea del Pd punta a introdurre un sistema simile a quello vigente al Parlamento europeo, permettendo di formare una componente del Gruppo Misto solamente ai partiti che si sono presentati alle elezioni e non hanno raggiunto la quota (probabilmente di 13 deputati con la riforma) per formare un proprio gruppo. Gli altri, invece, se cambiano gruppo durante la legislatura dovrebbero finire nei non iscritti, avendo quindi molto meno possibilità di incidere. Questa proposta potrebbe trovare l’accoglimento di Leu e Movimento 5 Stelle, ma è tutt’altro che certa la convergenza anche di altre forze, con cui bisognerebbe aprire una nuova discussione.
Baldelli, però, non vuole perdere tempo. E ha presentato una proposta di riforma – puramente numerica – sottoscritta anche da Iv con Marco Di Maio, dalla Lega con Igor Iezzi e dal capogruppo di Fi Occhiuto. La proposta è quella di puntare a un adeguamento numerico di vari quorum, da modificare obbligatoriamente prima della reale applicazione del taglio dei parlamentari, ovvero con il prossimo voto alle elezioni politiche (che siano o meno a fine legislatura). Il che vuol dire che bisogna approvare questa riforma prima dello scioglimento delle Camere. La riforma Baldelli interverrebbe su questioni non considerate divisive e su cui nessuno ha finora espresso contrarietà: per esempio il numero di deputati per formare un gruppo passerebbe da 20 a 13, mentre per formare una componente del Gruppo Misto sarebbero sufficienti 6 deputati e non più 10. Un semplice adeguamento, comunque, del taglio dei parlamentari.
Se al Senato la partita sembra ancora in stallo, alla Camera qualcosa si sta muovendo. Il 3 marzo il presidente dell’Aula di Montecitorio, Roberto Fico, aveva indicato maggio come termine per presentare un testo condiviso. Una bozza che fosse il frutto di un accordo tra i cinque relatori: Crippa (M5s), Fiano (Pd), Iezzi (Lega), Baldelli (Fi) e Foti (Fdi). Dopo Pasqua, però, i relatori non si sono più riuniti. E per uscire dallo stallo Baldelli, con il sostegno di Lega e Italia Viva, ha deciso di ufficializzare la sua proposta, già presentata nelle scorse settimane. Pd e M5s, però, puntano a una riforma più vasta: i dem ci stanno lavorando con Emanuele Fiano, il quale negli scorsi giorni ha assicurato che il testo era quasi pronto e comprende anche modifiche sostanziali, come quelle per il Gruppo Misto. Nel Movimento 5 Stelle, invece, per il momento regna il silenzio. La Giunta per il regolamento, però, non è ancora stata convocata. Ora la discussione potrebbe riprendere, tra la proposta di Baldelli e quella – probabilmente in arrivo – del Pd, in attesa che anche al Senato si sblocchi la partita.
