Ex Ilva, condannati Fabio e Nicola Riva, tre anni per Nichi Vendola

Secondo quanto riporta Askanews la Corte d’assise di Taranto a conclusione del processo “Ambiente svenduto” ha condannato gli ex proprietari e gestori dell’Ilva: ventidue anni sono stati inflitti a Fabio Riva e 20 a Nicola Riva. I giudici hanno anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex. Fra i 47 imputati del processo figurava anche l`ex governatore della Puglia, Nicola Vendola accusato di concussione aggravata, che è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Tre anni sono stati inflitti all’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, accusato di tentata concussione. Pene pesanti, per il disastro ambientale, sono state inflitte anche all’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà, 21 anni e 6 mesi, e all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, a cui sono stati inflitti 21 anni. Il processo è iniziato nel 2014 dopo un’incidente probatorio. La sentenza è arrivata dopo 11 giorni di camera di consiglio. “Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. E` come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l`ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all`avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l`ennesima prova di una giustizia profondamente malata”, ha commentato Vendola, aggiungendo: “Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l`intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell`Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda”. “Ho taciuto per quasi 10 anni”, ha concluso l’ex presidente della Regine, “difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità”. “Sotto la gestione dei Riva, Ilva ha sempre operato e prodotto rispettando tutte le normative vigenti”, ha dichiarato l’avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva. “I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme. Il totale degli investimenti erogati sotto la loro gestione ammonta a 4,5 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di natura specificatamente ambientale. Cifre e numeri che sono stati certificati dal TAR e dalle due sentenze del Tribunale e della Corte di Appello di Milano di assoluzione piena perché i fatti non sussistono, perché non c`è stato dolo e perché gli investimenti realizzati sono stati veri e cospicui”. Per il difensore di Fabio Riva, inoltre, “come certificato dall’Arpa, nel corso della gestione Riva sono state adottate le migliori tecniche e tecnologie allora disponibili (Best Available Technology del 2005) e come sempre i Riva si sarebbero prontamente adeguati anche a quelle del 2012 nei quattro anni successivi previsti dalle normative. Si pensi che il Piano ambientale del gestore odierno ha un termine fissato al 2023 – che verrà tra l`atro probabilmente prorogato al 2025 – che corrisponde all’adeguamento alle stesse sopracitate Bat del marzo del 2012. Nella condotta della gestione Riva non c’è mai stata nessuna forma di dolo, ma solo lo sforzo continuo di adeguare gli impianti e il loro operato ai limiti sempre più stringenti delle normative ambientali, limiti – ripeto – sempre rispettati”. Dello stesso parere l’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva: “Nicola Riva è stato presidente solamente due anni, dal 2010 al 2012 e sotto la sua presidenza si sono raggiunti i migliori risultati ambientali della gestione Riva con valori di diossina e benzoapirene bassissimi che si collocano a meno della metà dei limiti consentiti dalla legge. Risultati straordinari dovuti agli investimenti quantificabili in oltre 4 miliardi di euro e alla gestione degli impianti sempre tesa al massimo rispetto delle normative ambientali”.

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