Biancofiore lascia Forza Italia con un amaro commento: “insopportabile maleducazione”
Micaela Biancofiore lascia Forza Italia per aderire a “Coraggio Italia”, pur dichiarandosi una berlusconiana. In un’intervista a Libero spiega che non è stata lei a tradire lo spirito di Forza Italia ma gli attuali vertici. “Ho il cuore straziato, ma mi sento anche liberata. Fi ormai è il partito dei segretari di Berlusconi, possono emergere solo quelli che frequentano la casa e hanno la possibilità di utilizzare i suoi ampi mezzi. Se ci sono dei traditori della storia forzista sono Tajani e i suoi quattro aficionados”.

E ancora: “La maleducazione e la mancanza di rispetto incalzanti erano diventati insopportabili. Il contrario dello stile del presidente, che predicava la vittoria dell’amore sull’odio”. Berlusconi non è finito, semmai sta finendo Forza Italia perché non gli somiglia più: “Il declino di Fi – dice Biancofiore – non ha nulla a che vedere con la sua salute, ma con la gestione sbagliata e personalistica dei vertici e – come gli ho sempre detto pubblicamente – con una certa “indisposizione” di Berlusconi nello scegliersi le persone. La linea politica la dà sempre lui e nessuno la mette in discussione. Ma i cosiddetti “fedelissimi” non tollerano alcun dibattito interno, soffrono quelli che non possono controllare. Però così mettono in fuga sia gli elettori sia chi porta i voti. Hanno condotto Forza Italia nel deserto togliendole l’acqua”.

L’accusa di tradimento la respinge con determinazione, ancora una volta mettendo sotto accusa l’attuale vertice del partito: «Tradisce Berlusconi ogni giorno chi ha portato Fi dal 14 al 5-6% e con un bilancio di cinquanta parlamentari in meno; chi gli ha impedito per superbia di candidarsi nel collegio del Centro Italia alle Europee, condannando Fi sotto la doppia cifra, superata da FdI… Tradisce ogni giorno Berlusconi chi lo frastorna di bugie, gettando continuo discredito sugli altri; chi riduce gli spazi sopravvivendo solo grazie alla luce riflessa del capo; chi azzera il consenso non candidando i migliori, quelli con più voti, per favorire gli amici di fazione. Un amministratore delegato con un bilancio del genere dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi o quanto meno consegnarsi al pudore del silenzio. Ora è tardi per parlare di congressi. L’unico che andava fatto era quello nazionale, che Berlusconi aveva lanciato per il dicembre 2019 e se Tajani e i suoi accoliti avessero vinto, avrebbero avuto tutto il mio rispetto”.

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