In merito al caos creatosi per le botte nel carcere di S. Maria Capua Vetere, l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si tira fuori dalla faccenda. Anzi, minaccia querele contro chi accosta il suo nome alla macelleria nelle carceri, come se non fosse proprio lui l’addetto a mantenere l’attenzione vigile per prevenire questi episodi.
Ai magistrati che indagano sulle violenze contro i detenuti – scrive Gian Micalessin sul Giornale – è richiesto “un passo indispensabile per individuare non solo i manganelli simbolo delle violenze, ma anche le poltrone di chi avallò l’incivile regolamento di conti. Magari partendo dal grillino Alfonso Bonafede che allora occupava la carica di Ministro di Giustizia e oggi liquida come «totalmente false» le ricostruzioni sul suo ruolo. L’ex ministro si guarda bene, però, dallo spiegare perché non pretese né inchieste, né accertamenti”.
Ci fu un’interrogazione sul carcere di Santa Maria Capua Vetere e il ministro fece rispondere il suo vice, il sottosegretario Vittorio Ferraresi, Cinquestelle come lui, il quale in aula spiegò che in quel carcere c’era stata solo “una doverosa operazione di ripristino della legalità”.
“E’ evidente a tutti – continua Micalessin – che Francesco Basentini, l’uomo da lui scelto come capo del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), non solo sapeva quanto avveniva nelle carceri, ma l’approvava e l’incoraggiava. E lo prova l’eloquente «hai fatto benissimo» con cui elogiò Antonio Fullone, il provveditore del Dap in Campania che lo informava di avere disposto la «perquisizione straordinaria» del 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Far luce sulle responsabilità di un ministro che copriva o, peggio, ignorava quanto avveniva intorno a lui è indispensabile. E non solo per far giustizia, ma anche per affrancare l’immagine dell’Italia, e delle sue divise, da quella di un Movimento 5 Stelle che ha precipitato il Paese in una delle parentesi più buie della sua storia. I silenzi, le ambiguità e le evanescenze di Bonafede sono in fondo solo l’ennesima conseguenza dell’inettitudine di una classe politica di cui il ministro è stato bandiera e colonna”.
