Il peggio della settimana: Letta – Conte – Grillo

Continua a far discutere la pretesa del PD di inginocchiarsi per protestare contro il razzismo. Lo ha fatto presente Enrico Letta, segretario dem, quando l’ultima volta fu ospite da Lilli Gruber su La7:  “Vorrei fare un appello – disse a “Otto e mezzo” – ai nostri giocatori: che si inginocchino tutti, perché francamente l’ho trovata una scena pessima. Se si mettono d’accordo sugli schemi di gioco, si mettono d’accordo anche su quello, è meglio anche perché i gallesi erano tutti inginocchiati, gli italiani no”.

“Lascio a Letta i suoi processi ai giocatori italiani. Il razzismo si sconfigge inginocchiandosi? 8 su 10 dicono di no. Quella è roba da radical chic alla Saviano”, replica Matteo Salvini a “Quarta Repubblica” su Rete 4.

Ad incendiare la scena politica è anche il dibattito sulle fratture interne al Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo e Giuseppe Conte si contendono la leadership e da settimana si rimbalzano piccanti dichiarazioni.

«Questo progetto politico evidentemente non lo voglio tenere nel cassetto, perché non può essere la contrarietà di una singola persona a fermare questa proposta politica che ritengo ambiziosa e utile anche per il paese». Giuseppe Conte vuole un partito tutto suo. Accusa Grillo di avere una «visione seicentesca» per i nuovi Cinque stelle.

Il garante replica all’accusa di «essere un padre padrone»: semmai sono «un papà con il cuore in mano». E poi, aggiunge il comico sceso in politica: «Il Movimento cambia e doveva cambiare con Conte, forse era la persona più adatta e forse, magari, non lo è. Stiamo uniti se possiamo e se poi qualcuno vuol fare una scelta diversa la farà in tutta coscienza». È la presa d’atto di Grillo, pur moderando un po’ i termini, forse per tentare di contenere le perdite degli eletti verso la nuova creatura contiana. Tutto mentre l’ex premier avverte: «Ho agito sempre in trasparenza. Sono pronto a pubblicare lo scambio di mail con Grillo, se lui mi autorizza».

Ora tra i due sembra esserci una mediazione, fatto sta che i dissidi tra i leader non sono l’unico motivo che fa pensare a una scissione del Movimento. Per molti quest’ultimo avrà vita breve: tanti sono stati gli addii, le espulsioni, i contrasti. La luce delle 5 stelle è ormai spenta.

CC

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