“Ci stiamo abituando a subire, fingendo di essere protagonisti, il comportamento altrui”. Giordano Bruno Guerri si dice contrario ai rituali del politically correct.
Allo storico il gesto dei calciatori di Mancini non funziona. “Certo che siamo contro il razzismo, ci mancherebbe altro. Ma non c’è bisogno proprio per questo di fare gesti così scenografici. Che fanno montare polemiche tra chi è pro e chi è contro, per cui se uno non si inginocchia è razzista. Sono cose veramente senza senso”, prosegue Bruno Guerri. Che non è nuovo a prese di posizione fuori dal coro.
“È un gesto che non mi piace e io non sono razzista, affatto. Anzi, io sono per il mescolamento delle razze”. Il gesto di inginocchiarsi – prosegue – rappresenta “,a perdita dell’identità, la perdita del ragionamento. Ci ricordiamo quando l’anno scorso tutti uscivano sul balcone a cantare? Era un gesto indotto, non era un gesto spontaneo. È stato poi preso da tutti e si è svuotato di significato. Ecco si svuota di significato quello che si vuole dire”.
Dagli intellettuali passando agli sportivi il giudizio non cambia. “Sono fermamente convinto che i diritti devono essere uguali per tutti e che il ‘Black Lives Matter’ sia una causa sacrosanta. Ma personalmente non lo avrei fatto”. La pensa così Juri Chechi, medaglia olimpica ad Atlanta 1996. “Ognuno ha la sua sensibilità, io per il mio modo di essere sono assolutamente multietnico, tutti devono avere uguali diritti. Totale tolleranza dunque, però non credo a questo modo di imporre le cose in maniera strumentale”.
