Italia/Turchia: qual è la posta in gioco?

È oramai diventata palese la propensione dei turchi ad avviare un neo panislamismo marcatamente ottomano, con l’evidente arrogante volontà di calpestare il diritto internazionale e del mare. Infatti la Turchia, avallata dal GNA libico, oltre all’attuazione dei vari progetti in diversi settori, ha effettuato attività di trivellazione definite “illegali”da Cipro, Grecia e altri Paesi europei, che accusano Ankara di aver violato il Diritto Internazionale, oltre che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come da accordi sottoscritti a Novembre 2019.

Non è necessario essere un grande stratega per capire che si sono aperti e si apriranno, sempre più attriti con gli interessi dell’Italia sia in Libia, sia nelle zone di interesse economico italiane prossime ai confini libici e italiani. E se questi attriti evolveranno in contrasti diretti e/o indiretti, ci chiediamo: siamo pronti ad evitare che diventino conflitti veri e propri? Stiamo attuando quella politica geostrategica indirizzata a creare almeno preoccupazione facendo credere che siamo disposti a tutto se qualcuno ci pesta i piedi? Condizione storicamente necessaria ad evitare che chiunque si prenda spazi non dovuti e che quindi evita per timore che poi sfocino in conflitti militari.

Ad osservare l’immobilismo mediterraneo di questo secondo, debolissimo governo Conte, non si direbbe. Non solo, ma ci pare che abbiano fatto anche di peggio. Sono state infatti cedute due navi da guerra all’Egitto, le FREMM gioiello di tecnologia, togliendole alla propria Marina Militare, per rafforzare l’Egitto in funzione anti turca. Le fregate Schergat (con equipaggio già imbarcato) e Bianchi, per le quali abbiamo già pagato in tasse, rispettivamente il 60 e il 20/30% del valore totale della commessa, hanno anche avuto un finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti di 400 milioni d’euro all’Egitto. Ci ricorda l’impero Romano che delegò la difesa dei propri confini ai barbari. Sappiamo come tutti andò a finire.

Delegare la difesa degli interessi nazionali a paesi terzi è un capolavoro non solo dell’incompetenza (magari!) ma dell’ottusa volontà di attuare una politica “da minimo sindacale” per quieto vivere ed evitare polveroni che possano minare mediaticamente la stabilità di una maggioranza capestro. Ma se un reddito di cittadinanza qua, un bonus là, possono distrarre entro i confini nazionali, la gens italica grillonza, in ambito internazionale i minimi errori si pagano e lo pagheranno le generazioni future che erediteranno la degenerazione che stanno creando oggi.

Chiudiamo con le parole di Gazi Mustafa Kemaln Atatürk, padre della fu Turchia moderna: «è turco colui che parla turco, dice di essere turco e vive in Turchia». Per il neosultanato turco con a capo Erdogan, evidentemente la Turchia non basta più.

Massimiliano de Noia

Condividi l'articolo!
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email
Share on print
slot gacor slot gacor slot gacor https://penjastoto.com/ penjas69 prediksi hk slot gacor slot gacor slot gacor slot gacor slot gacor slot gacor slot gacor slot mahjong