Secondo il Rapporto 2021 dell’Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), il primato per la crisi del lavoro spetta al Nord che ha risentito maggiormente dell’emergenza Covid.
Tra le regioni più colpite dalla crisi del lavoro causata dal Covid troviamo la Lombardia secondo il rapporto Inapp.
Nel calcolo totale delle cessazioni del 2020 rispetto al 2019, Lazio (-399mila) e Lombardia (-361mila) sono quelle in maggiore crisi del lavoro e quindi in calo.
Tra le regioni con il calo delle attivazioni di lavoro nette troviamo:
- Lombardia (-71mila);
- Trentino Alto Adige (-47mila);
- e Veneto (-40mila).
Queste regioni sono seguite da Toscana ed Emilia-Romagna.
Nelle regioni del Sud le attivazioni nette sono aumentate in 4 regioni:
- Calabria;
- Sicilia;
- Campania;
- Molise.
La crisi del lavoro a causa del Covid ha colpito maggiormente i giovani rispetto agli over 50.
La crisi economica e del lavoro secondo il rapporto Inapp ha determinato nel secondo trimestre 2020 un dimezzamento delle attivazioni per i giovani fino a 24 anni. Sempre nel secondo trimestre del 2020 sono scese di un terzo per le persone tra i 55 e i 64 anni.
Lo stesso avviene in termini percentuali nei trimestri successivi: i valori negativi riguardano chi ha meno di 45 anni mentre livelli positivi si hanno per coloro più in là con l’età sempre eccezion fatta per il secondo trimestre.
Il rapporto evidenzia che con la pandemia di Covid le ripercussioni sul mondo del lavoro sono state minori per gli over 50. Tra gli over 50 si è riscontrato un aumento degli occupati nonostante il lockdown e le restrizioni.
Nel periodo dicembre 2019 – dicembre 2020 il segmento degli over 50 occupati, quelli che nel rapporto vengono chiamati lavoratori maturi, “è aumentato di circa 197mila unità, arrivando a 8 milioni e 938mila con una crescita complessiva pari al 2,3%.”
Si legge nel rapporto dell’Inapp che “al netto degli effetti determinati dalla variazione della popolazione, il loro aumento resta comunque positivo, pari allo 0,6% (Istat 2021). Questa crescita ha determinato un ampliamento della loro incidenza sul totale degli occupati dal 37,5% nel 2019, a poco più del 39%”.
