La politica nello sport? Vietata se è di Destra!

“Fuori la politica dagli stadi”, quante volte abbiamo sentito e letto questa frase, per lo più quando le curve erano dichiaratamente di destra o quando Paolo Di Canio salutava la curva laziale con il braccio teso.
Il pensiero del politicamente corretto si è più volte schierato affinché lo sport si liberasse delle ingerenze della politica. In realtà è in Italia vige ancora la regola del “doppiopesista”: si tollera e si fiancheggia i pugni chiusi e le bandiere rosse e ci si schiera contro gli “altri” con tanto di proteste di piazza ed interrogazioni parlamentari.
La politica è ancora presente negli stadi e lo sarà sempre, sia sugli spalti che nel rettangolo verde. Ultima dimostrazione la Nazionale agli Europei che dopo essere rimasta in piedi contro Turchia, Svizzera ed Austria e parzialmente contro il Galles, si è inginocchiata, in segno di solidarietà al Black Lives Matter.
Giusto o sbagliato che sia è un messaggio politico, che gli azzurri hanno dovuto accettare anche per le pressioni ricevute dagli stessi benpensanti che si sono battuti per tenere la politica lontana dallo sport.
Discorso simile per la volontà di illuminare l’Allianz Arena con i colori simbolo dei diritti Lgbt e lanciare un messaggio di replica alla legge ungherese, voluta da Orban. Anche qui l’ingerenza della politica, inclusa quella italiana è stata forte. La Uefa ha detto no, ma la comunicazione ha fatto il suo corso e l’arcobaleno era in ogni dove, anche nei loghi delle squadre di calcio di ogni categoria.
Ieri il protagonista è stato il neo acquisto laziale Elseid Hysaj che come ogni nuovo giocatore, ha dovuto rispettare il rito di inserimento davanti ai nuovi compagni cantando una canzone. Il difensore ex Napoli ha optato per Bella Ciao, scatenando la reazione, poco elegante, di una fazione della curva laziale.
I giornali di regime, il pensiero unico “politicamente corretto” hanno già deciso di stare con il giocatore, perché a loro dire Bella Ciao è un “canto di inno alla lotta di libertà”.
E allora le ingerenze? C’è anche l’opinione di chi non riconosce e non riconoscerà mai il canto dei partigiani come patrimonio nazionale, considerandolo un canto sinistro. Quella sinistra che ancora non ha fatto i conti con la storia, con quella storia che troppi morti ha visto sotto la bandiera rossa con la falce e martello. Il pensiero unico, mai convincerà che i rossi italiani erano estranei agli eccidi del comunismo, specie quelli commessi a guerra finita che hanno portano nostri connazionali trucidati barbaramente e gettati, in alcuni casi vivi, nelle Foibe.
La politica e il pensiero perbenista deve decidere: o lasciare i messaggi politici fuori dallo sport sempre oppure permettere che ognuno esprima il proprio pensiero, anche e soprattutto se è politicamente scorretto!

Giuseppe Magrone

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