Il tam tam e la rabbia hanno funzionato. Il popolo anti Green Pass torna in piazza a Roma. Dopo le manifestazioni di sabato scorso in tutta Italia, la crociata contro il certificato verde obbligatorio per bar, ristoranti e attività culturali, passa per il cuore della Capitale.
La manifestazione, organizzata dal movimento “IoApro”, viene spostata dalla Questura di Roma da piazza Montecitorio a piazza del Popolo. “Non è prevedibile ipotizzare il numero di partecipanti che potrebbe aderire all’iniziativa”, si legge nella nota. La piazza che ospita il Parlamento, insomma, è ritenuta troppo piccola per garantire il dovuto distanziamento sociale. “Piazza del Popolo, invece, rappresenta il luogo migliore che contempera il diritto a manifestare con le esigenze di ordine e sicurezza pubblica”.
Il trasferimento per sovrannumero dei manifestanti è già un successo per gli organizzatori di “IoApro”. Che sono scesi in piazza al grido di “Green Pass? No, grazie” e “Facciamo saltare il banco”. Due le ragioni della protesta che sta infiammando l’Italia: il rischio di collasso economico delle attività e la perdita di libertà.
Un crescendo di iniziative sponsorizzate da sigle e movimenti diversi. In piazza oggi anche militanti di Forza Nuova. Che sfilano con un manifesto “Non passerà” e fumogeni colorati. Tutti accomunati dal no al certificato vaccinale obbligatorio per il comparto dell’ospitalità a tavola e della cultura. Ristoratori e imprenditori non ci stanno a farsi taglieggiare dal governo con una misura che rischia di mandare al collasso il settore più colpito dalla pandemia. “Noi dobbiamo accogliere in sicurezza, non possiamo fare i poliziotti”, dicono.
“Non ci potranno fermare, facciamo troppa paura”, incalza in diretta Facebook, Umberto Carriera, segretario nazionale di “IoApro”. “Inserire il Green Pass, oltre che una limitazione inaccettabile dell’individuo, andrebbe a creare a tutte le categorie coinvolte un danno economico incredibile”. È una misura ipocrita – dicono i manifestanti. “Perché non hanno avuto il coraggio di imporre l’obbligo. Trasformano i poliziotti in dei capò costretti a controllarci. Non siamo più un paese libero. Questa lotta è soprattutto per i nostri figli. Dopo 18 mesi quella del covid non è più un’emergenza: chi sta al governo non ha capito un ca…”. (Secolo d’Italia)
