La vicepresidente di Joe Biden, Kamala Harris, sembrava essere quasi la donna più amata d’America sei mesi fa, quando l’accoppiata Biden-Harris aveva ottenuto 80 milioni di voti, e i Democratici vinsero sui Repubblicani di Donald Trump. Kamala era la prima donna ad entrare alla Casa Bianca da candidata eletta e sembrava riscuotere molto successo, tanto che si parlava nel mainstream di amministrazione “Harris insieme a Joe Biden”, e lo stesso Biden definì Harris “president-elect”.
Ma a distanza di sei mesi qualcosa è cambiato. La Harris è “sott’acqua”. Lo dice il gergo dei sondaggisti per descrivere un personaggio politico che ha più gente che giudica male il lavoro che sta facendo, di gente che lo apprezza. Bisogna andare indietro agli anni ’70, mezzo secolo fa, per trovare un vicepresidente più impopolare di Kamala allo scadere del primo semestre in carica.
Kamala, in due diversi sondaggi, raccoglie meno voti positivi e più bocciature. Per Politico/Morning Consult il 45% vede la sua performance bene e il 47% male (il 5% non ha una opinione). Il sondaggio The Economist/YouGov conferma: il 44% giudica la Harris più o meno favorevolmente, contro il 48% che la vede più o meno sfavorevolmente.
Kamala è bocciata soprattutto dai giovani: il sondaggio Economist/YouGov tra gli elettori da 18 a 29 anni ha registrato il 41% di giudizi “sfavorevoli”, ma con soltanto il 36%, poco più di uno su tre, che apprezza la sua performance. Kamala fatica anche molto a farsi apprezzare dagli ispanici, e questo è il risultato diretto della sua gestione.
Sarebbe il comportamento della vicepresidente ad averla affossata nei favoritismi. Biden, arrivato alla Casa Bianca nel mezzo della crisi ai confini meridionali provocata dalla sconfessione concreta delle politiche di “muro”, fisico e legale, contro l’immigrazione clandestina, assegnò alla Harris la delega sul problema. Era una patata bollente, e i maligni possono pensare che Joe gliela avesse servita per alleggerire la pressione negativa dell’opinione pubblica su se stesso. Ma le crisi sono opportunità, e bisogna saperle cogliere. Kamala non si recò a far visita al confine per due mesi, e fu sommersa dalle critiche dell’opposizione repubblicana: il suo nome fu associato al calcolo politico di non voler essere identificata come l’immagine di una amministrazione che, di fatto, stava aprendo le frontiere agli illegali.
Nello Stato dell’Arizona, dove l’immigrazione è tema caldo, i democratici hanno già fatto sapere che la sua presenza sarebbe più di danno che di aiuto. Adesso la Casa Bianca la manderà in visita a Singapore e Vietnam: l’idea è quella che una missione internazionale possa risollevare la sua immagine, ma con un calo drastico di consensi, in così poco tempo, è difficile pensarlo.
