Tutti gli iscritti al M5S per lunedì e martedì sono stati chiamati a esprimersi su SkyVote sul nuovo statuto. L’ok c’è, ma a votare sono stati solo 60.940 utenti su 113.894 iscritti al voto. A bocciare il nuovo statuto sono stati in 7.702 (12,64%). Un risultato che di certo non può far fare salti di gioia a Giuseppe Conte.
«È un grande giorno, una grande festa di partecipazione democratica», commenta sui social Conte. Poi precisa: «Siamo quello in cui crediamo. Crediamo nella democrazia partecipata quale motore per dare ancora più forza alla nostra presenza sui territori e nelle istituzioni. Il voto di oggi non rappresenta un punto di arrivo, ma di ripartenza. Abbiamo un grande lavoro da fare». Il leader in pectore ha anche rivolto un “ringraziamento particolare” a Vito Crimi. Tuttavia, come previsto, si preannunciano i primi ricorsi. Un gruppo di militanti che si è visto escluso dalla votazione ha già manifestato l’idea di adire le vie legali.
Conte deve fare i conti anche con i malpancisti che si sono ribellati all’intesa sulla riforma Cartabia. Come scrive in un retroscena il Corriere della Sera «il fronte del dissenso tocca quota 13: sono i deputati del Movimento che si sono ribellati all’intesa sulla riforma Cartabia. Alla prova dell’Aula i Cinque Stelle fanno registrare oltre ai voti favorevoli anche due voti contrari (Giovanni Vianello e Luca Frusone), una astenuta (Angela Masi) e sedici assenti (sei però avrebbero delle attenuanti secondo i Cinque Stelle). Per Vianello e Frusone il no equivale quasi certamente all’espulsione dal gruppo e dal Movimento».
Ancora una volta il dissenso viene curato con le espulsioni. «Le defezioni in Aula e i no alla riforma – si legge sul Corriere – hanno infastidito e non poco Conte. Fonti qualificate parlano della delusione dell’ex premier. I vertici del Movimento Cinque Stelle fanno notare come certi atteggiamenti abbiano sempre conseguenze. Ciò che ha infastidito Conte è l’essersi sottratti alle proprie responsabilità dopo essere stati coinvolti nei momenti decisionali. In particolare – spiegano fonti parlamentari – il riferimento è all’ex sottosegretario Ferraresi presente alla fase conclusiva della trattativa e assente anche al voto di fiducia. Di sicuro il botta e risposta di questi giorni tra il futuro presidente M5S e gli eletti ha fatto scorrere nuovo veleno all’interno del Movimento».
