Anche la Barbie finisce nella gogna dopo le polemiche scatenate dai social: nessuna asiatica nel “team” Mattel per le Olimpiadi. Nel mirino delle critiche c’è la casa madre, la Mattel: che tra le cinque bambole realizzate in occasione dei Giochi olimpici di Tokyo non ne ha pensata nemmeno una con i tratti asiatici. Eppure, l’azienda di giocattoli, seconda solo alla Lego per fatturato, ha collaborato con il Comitato olimpico internazionale (Cio) e con gli organizzatori di Tokyo 2020 per la realizzazione delle bambole. Ognuna di loro rappresenta i cinque nuovi sport che sono stati inseriti al programma olimpico quest’anno: baseball/softball, arrampicata sportiva, karate, skateboard e surf.
«Tokyo 2020 è un evento enorme che unisce il mondo attraverso lo sport e ispira i tifosi di tutte le età», ha scritto il Chief Franchise Officer di Mattel Janet Hsu in un comunicato stampa. «La collezione Mattel Tokyo 2020 onora questi sport e ispira una nuova generazione attraverso lo spirito olimpico e l’eccezionale tradizione atletica», ha aggiunto. Tutto scrupolosamente iconoclastico. Peccato che i social media si siano accorti dell’assenza di una Barbie asiatica. Nonostante l’azienda di El Segundo avesse parlato del tentativo di promuovere «innovazione e inclusività»… Due imprescindibili coordinate di riferimento da sempre nello sconfinato viaggio intergenerazionale della mitica bambola. Un iter perennemente in corso.
