Il leader della Lega, che da sempre ha nel mirino la prefetta che ha preso il suo posto al Viminale, ha scritto a La Stampa per accusare la ministra dell’Interno di aver «fallito nella gestione dell’immigrazione». Il Pd, per voce del ministro del Lavoro Andrea Orlando, difende la responsabile della sicurezza pubblica dagli attacchi «volgari e gratuiti» di Salvini, ma al vertice del governo l’imbarazzo resta ed è legato all’uscita contestata di Lamorgese sui controlli del green pass. Tre giorni fa, a Torino, la ministra ha affermato che i gestori di bar e ristoranti non devono verificare i documenti d’identità dei clienti. E che le forze di polizia non possono essere distolte «dal loro compito prioritario, che è garantire la sicurezza». Ma allora a chi tocca controllare se gli italiani che si siedono a tavola nei ristoranti al chiuso sono in regola o meno con la certificazione verde? (Qui l’approfondimento sui controlli: come funzionano, quando scattano e quali sanzioni si rischiano, ndr)
La sortita della ministra ha dato la sensazione che il green pass non fosse una priorità, come invece aveva sottolineato più volte Draghi proprio nell’intento di spingere i cittadini a vaccinarsi. E come ripete da tempo Roberto Speranza, anche lui finito per questo in passato nel mirino della Lega.
In realtà Lamorgese è certamente tra i ministri che più si sono adoperati per il rispetto delle regole, tanto da ricordare che nei periodi di massima emergenza «le forze dell’ordine hanno effettuato 50 milioni di controlli. Così nel giro di poche ore una nota del Viminale ha corretto la rotta assicurando che le forze di polizia «sono pienamente impegnate per garantire il rispetto delle regole». Linea ribadita con la circolare diramata ieri, per stabilire le regole sul controllo incrociato tra green pass e documenti di identità.
Salvini ha comunque tirato dritto e forse nel tentativo di blindare Durigon ha tentato l’affondo sull’esponente del governo più esposta in questa fase: «Lamorgese è inadeguata». Un attacco che ha tenuto alta la tensione tra le forze di maggioranza e per questo potrebbe allontanare a settembre la soluzione del caso Durigon.
Draghi e la ministra dell’Interno si sono parlatii , sembra, anche chiariti, grazie anche al solido rapporto personale. Il presidente ha ribadito la necessità di rispettare le regole, effettuare controlli severi e applicare le sanzioni, per scongiurare che furbizie e falsificazioni indeboliscano uno strumento che il governo ritiene fondamentale per la battaglia contro il virus.
Al Viminale la tempesta sembra passata. «La ministra è tranquilla — assicurano nelle stanze del ministero dell’Interno —, evita le polemiche, è pronta a incontrare Salvini, si occupa di risolvere problemi e sarà al lavoro anche il giorno di Ferragosto». (Corriere della Sera)
