La poltrona di Letta scotta: dal PD non lo tollerano, “tutto fumo, troppi errori”

Il leader del PD Enrico Letta è definito oramai come colui che non ne ha azzeccata una. Dalle stesse “chat”  dei parlamentari piddini, rivela il retroscena di Libero, si percepisce riluttanza. Criticano “il modo in cui Letta l’ha portata avanti, rifiutando ogni confronto con il centrodestra. Un metodo giudicato «disgraziato» tanto quanto quello usato per il ddl Zan. Che infatti è finito nelle sabbie mobili del Senato”. Errore tattico: «E adesso rischiamo di fare il bis con lo ius soli», dicono dalle parti di Luca Lotti e del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Ossia in Base riformista, la  corrente più critica con il segretario. Sono tutti più realisti di lui: non ci sono i numeri. Glielo hanno detto i suoi, glielo hanno gridato dal centrodestra, ma Letta è andato a sbattere lo stesso, è il giudizio all’interno della corrente Pd: “In parlamento non ci sono i numeri, non c’è una maggioranza sullo ius soli così come non c’è sulla legge Zan», commenta un piddino emiliano sondato da Libero; «e non capirlo, come fa Letta, significa fare un altro regalo a Salvini».

Anche Matteo Renzi non è stato gentile con Letta:  «E’ inutile attaccare Salvini, quando i tuoi alleati, come la Taverna o Di Maio, usano le stesse parole di Salvini». L’altro tema che sta mandando ai matti i dem sono le fantomatiche “Agorà” volute da Letta, fin dal suo primo riapparire in qualità dei segretario. Cosa siano, nessuno lo capisce. Molto fumo. E poi? Se anche all’interno del partito non sanno bene a che servano, sono però tutti del parere che “sono state un mezzo flop: nell’esordio a Napoli, con tutti i candidati sindaco presenti, si sono visti parecchi posti vuoti in platea. Normale che tra i rivali di Letta monti il dubbio: non vorrà mica usare simili messinscene per evitare il congresso?”. Questo è il clima.

«Il congresso nessuno lo ha chiesto e io non lo chiedo. Abbiamo le amministrative e il lavoro delle Agorà per costruire un nuovo centrosinistra», ha dichiarato più volte Letta. Ma lo schema è un po’ cambiato. Prima delle elezioni del 2023 quel congresso che Zingaretti aveva auspicato e che era stato “congelato” con l’arrivo di Letta, è più  che una prospettiva. Fin’ora ha funzionato una sorta di tregua nel litigioso mondo del Pd. Ma ora “il salvacondotto è scaduto e da Base riformista fanno sapere che quel congresso s’ ha da fare”, leggiamo nel retroscena. Dopo l’elezione del prossimo presidente della repubblica, ossia a marzo, e al più tardi nell’autunno del 2022.

E intanto, tanto per cambiare fiorisce un’altra corrente. Nelle ultime ore è nata “Comunità democratica”, promossa dall’ex capogruppo alla Camera, Graziano Delrio, e dall’erede alla guida dei deputati dem, Debora Serracchiani. Lo annota il Giornale. “Entrambi hanno garantito che la volontà è quella di animare il dibattito interno, portare idee, senza voler intralciare il ruolo del leader. Ma nel partito, a microfoni spenti, si sta consolidando una convinzione: “È iniziato il riposizionamento in vista del congresso, che è ormai inevitabile perché l’arrivo di Letta alla segreteria non ha portato una spinta significativa”.

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