Il peggio della settimana: Biden – Conte – Lamorgese – Gualtieri

Protagonista indiscusso del peggio della settimana è il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha servito al suo predecessore Donald Trump il piatto d’argento per essere criticato. L’ex presidente ha infiammato la folla in un comizio in Alabama, accusando Biden di aver sbagliato a ritirare le truppe statunitensi dall’Afghanistan. Lo ha additato di aver consegnato, in pratica, l’esercito americano nelle amni dei talebani.

“L’Europa e la Nato non credono più in noi. Con me gli Stati Uniti avevano trovato un grande negoziatore con i talebani, ora il mondo vede solo una grande debolezza alla Casa Bianca” ha detto, infiammando i supporter “Con me alla Casa Bianca – ha aggiunto – i talebani non si sarebbero mai sognati di sfilare con le armi che abbiamo lasciato in Afghanistan”.

“Questa sarà considerata una delle più grandi sconfitte militari di tutti i tempi”, ha detto l’ex presidente definendo la situazione in Afghanistan “un’umiliazione, non un ritiro ma una resa totale“. L’ex presidente ha detto alla folla che “questo non sarebbe mai successo se fossi stato Presidente”.

Ad umiliare l’Italia, invece, è intervenuto Giuseppe Conte, che piuttosto che condannare l’accaduto, ha preferito rendersi protagonista dell’ennesima bufera mediatica aprendo al dialogo con i talebani. Mercoledì sera, durante un evento pubblico a Salerno, l’ex presidente del Consiglio e attuale leader del Movimento 5 Stelle ha infatti asserito: «Dobbiamo coltivare un serrato dialogo col nuovo regime che appare, quantomeno a parole, da alcuni segnali che vanno tutti compresi, assumere un atteggiamento abbastanza distensivo». Dichiarazioni che hanno fatto ribaltare lo stomaco persino al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo cui i talebani vanno giudicati «dalle loro azioni, non dalle parole».

Intanto gli sbarchi proseguono senza sosta nell’immobilismo del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Neppure  sei giorni di musica sparata a tutto volume nel viterbese, con migliaia di giovani provenienti da tutta Europa e che hanno letteralmente disobbedito ad ogni norma – anche di buon senso – in fatto di contenimento del virus, sono bastati per far intervenire la ministra, nonostante sia morto anche un ragazzo. Non fermare quel rave party è stato l’ennesimo fallimento della ministra, che in qualsiasi altro Paese sarebbe stata invitata a dimettersi.

Si continua nel frattempo a parlare delle prossime elezioni amministrative, che all’inizio di ottobre vedranno la sostituzione degli attuali sindaci in diverse grandi città italiane, tra cui la Capitale. Il piddino Roberto Gualtieri, candidato a Roma, ha deciso di vestirsi di arcobaleno e vuole fare della città il luogo «dell’uguaglianza, aperto a tutte le istanze Lgbt». Da qui l’impegno di istituire, in caso di vittoria, «un ufficio delegato ai temi Lgbt e un ufficio dedicato al contrasto delle discriminazioni con il mandato  specifico di tenere i rapporti con la comunità». Per il candidato dem l’approvazione del “ddl Zan” è questione di vita o di morte. Peccato che i cittadini abbiano ben altre priorità, legate all’emergenza rifiuti e a quella sanitaria, ma ormai lo sanno tutti: il PD è distante anni luce dalle esigenze del popolo.

CC

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