Non bastava l’invito al «dialogo serrato con i talebani». Sulla drammatica situazione in Afghanistan Giuseppe Conte è riuscito a superarsi con un nuovo scivolone. Il capo del M5S, infatti, ha parlato della sharia come di «regole severe», di fatto minimizzandone la brutalità fino a normalizzarla. La dichiarazione, resa a margine della partecipazione al Meeting di Rimini, ha fatto sobbalzare più d’uno dalla sedia ed è valsa a Conte un nuovo soprannome: «Avvocato dei talebani».
«Non sarà facile raggiungere un risultato. Ma abbiamo un dovere, un imperativo etico di tentare per offrire una qualche protezione alla popolazione che è rimasta lì e non si rassegna alle severe regole della sharia», sono state le parole di Conte, che hanno provocato reazioni tra il rassegnato e lo sgomento anche all’interno del M5s. A raccoglierle è stato Il Giornale, venendo a conoscenza anche di quel nuovo, velenoso nomignolo che a Conte hanno affibbiato proprio i pentastellati.
«Non so perché faccia così, ormai ne combina una al giorno», ha detto a Domenico Di Sanzo, che firma l’articolo, un «parlamentare del Pd esperto di esteri». Ancora più sprezzanti, poi, i commenti giunti dal M5S. «È imbarazzante, è meglio se sta zitto», ha detto un esponente del fronte governista pentastellato del M5s, mentre altri puntano il dito contro lo staff dell’ex premier. «Quando era a Palazzo Chigi ogni cosa passava in cavalleria, non hanno capito che adesso è diverso, questi errori si fanno quando si è troppo sicuri», è stato il ragionamento. (Secolo d’Italia)
