L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha messo nel mirino le pensioni in Italia e ha già un piano su come il nostro Paese potrebbe risparmiare sulla spesa previdenziale. Oltre a dare indicazioni sul Reddito di Cittadinanza – chiedendo un taglio della misura così da incentivare i beneficiari nella ricerca di un nuovo lavoro – l’Ocse ha messo nel mirino anche le pensioni suggerendo al Governo italiano la ricetta su come tagliare i costi.
D’altronde, nei giorni scorsi il Ministro dell’Economia, Daniele Franco, si era detto preoccupato per il futuro delle pensioni in Italia, visto che il nostro è un Paese destinato a invecchiare, con il conseguente incremento della spesa pensionistica.
Se si vuole pensare a dei correttivi questo è il momento giusto e l’Ocse ha già le idee chiare a riguardo, puntando il dito non solo su Quota 100 ma anche sulle pensioni di reversibilità e su Opzione Donna.
Vediamo, nel dettaglio, qual è il responso dell’Organizzazione sul sistema pensionistico in Italia e quali sono le misure che secondo questa dovrebbero essere tagliate o persino cancellate.
Pensione con Quota 100: nessun ripensamento
Come da programma, Quota 100 cesserà di esistere dal 1° gennaio prossimo. Dopo questa data, si potrà continuare a godere di questa opzione per il pensionamento, quindi, solo nel caso in cui i requisiti previsti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2021.
Ebbene, secondo l’Ocse l’Italia fa bene a non avere ripensamenti decidendo dunque di non confermare Quota 100 oltre la scadenza prefissata. Infatti, nel caso in cui questa dovesse essere confermata su base permanente avrebbe un costo insostenibile per le casse dello Stato. Nel dettaglio, in tal caso ci sarebbe un incremento della spesa pensionistica, che nel 2020 è stata pari al 17% del PIL e nei prossimi anni dovrebbe assestarsi al 16%, di 11 punti percentuali tra il 2020 e il 2045.
Confermare Quota 100 avrebbe un impatto troppo forte sulla spesa pensionistica, ragion per cui anche il Governo Draghi ha scelto di non percorrere questa via, lasciando però aperta la porta a una nuova riforma che prenda in considerazione delle misure di flessibilità alternative.
Taglio delle pensioni di reversibilità
Come noto, già oggi la pensione di reversibilità spetta al 100% solamente in determinate circostanze. Alla maggior parte dei superstiti, infatti, spetta solamente una quota della pensione di reversibilità, la quale a sua volta viene tagliata in presenza di altri redditi.
Per l’Ocse, tuttavia, l’attuale sistema di calcolo della pensione di reversibilità in Italia andrebbe rivisto, in quanto troppo vantaggioso. Nel dettaglio, l’Organizzazione suggerisce, per contenere ulteriormente i costi, di non rendere disponibile le pensioni di reversibilità a quei superstiti che sono molto al di sotto dell’età pensionabile.
D’altronde, la spesa per le pensioni di reversibilità in Italia è tra le più alte nei Paesi dell’area Ocse. 2,5% da noi, mentre la media è di appena l’1% del PIL.
Ragion per cui l’Organizzazione ritiene possa essere necessario un taglio dei beneficiari di questa misura, partendo dai più giovani che sono ancora in età da lavoro. (Money.it)
