Riforma del catasto, Draghi: si farà e avverrà in due step

La revisione degli estimi catastali si farà e avverrà in due step. Una ricognizione «di tipo informativo-statistico» nel disegno di legge delega fiscale che andrà la prossima settimana in consiglio dei ministri. Una fotografia dello stato dell’arte, che vede le rendite molto disomogenee sul territorio nazionale, utile a preparare il terreno alla riforma vera e propria che sarà affidata ai decreti delegati, attuativi della delega. In ogni caso la revisione delle rendite non produrrà un aumento della pressione fiscale sui proprietari e non toccherà la prima casa che resterà esentasse.

Nella conferenza stampa di presentazione della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, approvata ieri in consiglio dei ministri, Mario Draghi ha reinserito nell’agenda del governo la riforma del catasto che sembrava, anche a causa della storica opposizione dei partiti di centrodestra, momentaneamente uscita dai radar dell’esecutivo. Draghi ha provato a gettare acqua sul fuoco delle polemiche spiegando che il rinvio dell’approdo della delega fiscale in cdm non è stato dovuto ai dissidi interni ai partiti di maggioranza, ma è stato causato dall’agenda del governo sempre più fitta, con i provvedimenti su green pass, Nadef e bollette elettriche a monopolizzare l’attenzione delle ultime settimane. Il premier ha anche escluso intoppi sul ddl delega in materia di concorrenza che, ha assicurato, «verrà presentato entro ottobre».

Per Draghi, la riforma degli estimi è «un’operazione trasparenza» necessaria che, tuttavia, «non cambierà assolutamente il carico fiscale del catasto». «L’impegno del governo è che non si pagherà né più né meno di quello che si paga ora», ha spiegato. Per realizzare una riforma a costo zero per i contribuenti il governo potrebbe compensare l’eventuale aumento dei valori catastali con un ritocco al ribasso dei coefficienti di moltiplicazione che oggi vengono utilizzati per il calcolo dell’Imu. Draghi ha citato espressamente il coefficiente di 160, utilizzato per determinare l’imposta municipale da pagare sulle abitazioni (categorie catastali da A1 a A11, esclusa la categoria A10). «Quel valore di 160 non ha nessun senso», ha detto Draghi in conferenza stampa, lasciando intendere che potrebbe essere proprio questo il terreno su cui intervenire.

Le rassicurazioni del premier non bastano tuttavia a tranquillizzare il centrodestra, Confcommercio e Confedilizia che hanno rimarcato come il parlamento si sia espressamente schierato contro la revisione degli estimi non includendola nella relazione finale approvata a fine giugno a conclusione dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale. Per il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, il fatto che il premier abbia parlato di una delega molto generale che preparerà il contesto per i futuri decreti delegati, è «molto pericoloso» perché «significa mano libera all’Agenzia delle entrate».

Prima dell’endorsement del premier sulla revisione degli estimi, la Confederazione della proprietà edilizia aveva apprezzato la Nadef sul confermato impegno a rinnovare gli incentivi per gli interventi sugli immobili. «Auspichiamo che l’impegno riguardi sia la componente energetica sia l’aspetto antisismico del superbonus 110 per cento e che non sia trascurato l’obbiettivo di stabilizzare quanto più possibile l’intero sistema di incentivi, così da permettere le attività di riqualificazione necessarie nei troppi immobili esclusi dal superbonus e, comunque, di consentire il mantenimento di misure intelligenti (ad esempio, il bonus facciate)», ha osservato Spaziani Testa che aveva anche gradito il richiamo nella Nadef al documento approvato dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato che, come detto, non prevedeva la riforma del catasto. Anche per questo l’annuncio del premier in conferenza stampa è risultato come un fulmine a ciel sereno.

Critiche verso il progetto del governo sono arrivate anche dal capogruppo della Lega in commissione bilancio della Camera, Massimo Bitonci. «Conoscendo il sistema catastale attuale e le grandi differenze a livello territoriale, con l’esistenza di 1,2 milioni di immobili-fantasma non accatastati, il Parlamento non potrà correggere il tiro e il cambio di calcolo da vani a metri quadri comporterà un aumento generalizzato delle rendite, che a sua volta si tradurrà in un aumento di Imu, Tari, Imposta di Registro e Iva», ha osservato Bitonci. «Se non si interviene per far pagare al milione e più di immobili abusivi e fantasma, sarà una riforma-fregatura per milioni di italiani ed una vittoria per gli evasori».

 

La Nadef ha confermato l’impegno del governo a destinare, con la prossima legge di bilancio 2022-2024, risorse aggiuntive per i rinnovi dei contratti pubblici. Sugli asili nido, l’obiettivo del governo è assicurare che almeno il 33 per cento della popolazione di bambini residenti ricompresi nella fascia di età da tre a 36 mesi possa usufruire nel 2026 del servizio su base locale. Per quanto concerne, invece, i servizi sociali erogati a livello locale dai comuni, l’intervento legislativo che sarà incluso nella legge di Bilancio punterà a realizzare l’obiettivo di orientare gradualmente l’utilizzo del Fondo di solidarietà comunale, già incrementato dalla Manovra 2021, «verso l’obiettivo di servizio di un assistente sociale ogni 6.500 abitanti». La Nadef annuncia inoltre misure per potenziare il trasporto scolastico di studenti disabili delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.

Nadef/ Patrimonio pubblico e struttura nazionale di progettazione

Nell’ambito del processo di valorizzazione del patrimonio pubblico, la Nadef annuncia interventi in linea con le strategie europee per la transizione verde e digitale e con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e «in coerenza con il mutato contesto dell’organizzazione del lavoro pubblico a seguito della pandemia che ha visto un più accentuato ricorso al lavoro agile». In particolare, le iniziative sul patrimonio gestito saranno orientate alla sostenibilità, alla riduzione dei costi di realizzazione e di gestione e alla sicurezza.

In quest’ottica un rilevante contributo alla ripresa economica del Paese e al rilancio degli investimenti pubblici deriverà dall’implementazione della Struttura nazionale per la progettazione di beni ed edifici pubblici. Tra gli ambiti prioritari di azione della Struttura in fase di avvio vi saranno gli interventi di ricostruzione delle opere pubbliche dislocate nelle regioni interessate dagli eventi sismici del 2016.

Dovrà infine proseguire l’attività di rifunzionalizzazione dei beni dello Stato con l’obiettivo di generare risparmi di locazione passiva. Risparmi che potranno essere agevolati dal nuovo quadro organizzativo del lavoro pubblico scaturito dalla pandemia, in termini di contrazione degli spazi, di maggiore efficientamento energetico, di incremento della digitalizzazione e di riduzione del consumo del suolo. (Italia Oggi)

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