VERONA – Truffa ai danni della Prefettura nell’aggiudicarsi il servizio di accoglienza ed assistenza di 700 cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. Il centro sportivo della Virtus Verona finisce nella rete della guardia di finanza, maxi sequestro da oltre 12 milioni di euro e finisce indagato un imprenditore di 60 anni, Gigi Fresco, presidente (e allenatore) anche della stessa Virtus Verona che milita in Lega Pro.
Fresco risulta indagato per truffa aggravata nei confronti della Prefettura, falsità ideologica in atto pubblico e turbata libertà degli incanti. Nel mirino sono finiti i bandi vinti dalla Virtus per il servizio di accoglienza e assistenza a 700 migranti richiedenti protezione internazionale dal 2016 al 2018.
La vicenda
I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Verona, stanno eseguendo in queste ore un decreto di sequestro preventivo per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro. Il provvedimento, disposto dal gip del Tribunale di Verona Raffaele Ferraro, su richiesta del sostituto procuratore Maria Diletta Schiaffino, è stato emesso nei confronti di una società che opera nel settore sportivo e del suo rappresentante legale, un imprenditore 60enne residente a Verona che è indagato, tra l’altro, per i reati di truffa aggravata nei confronti della Prefettura di Verona, falsità ideologica in atto pubblico e turbata libertà degli incanti. Il sequestro giunge al termine di articolate indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria di Verona, durate oltre due anni, le quali – grazie anche alla collaborazione della Prefettura, che aveva segnalato talune irregolarità rilevate in fase di rendicontazione delle spese – hanno svelato i contorni di una ben architettata truffa perpetrata dalla società, affidataria – insieme ad altre – del servizio di accoglienza ed assistenza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in provincia di Verona negli anni 2016, 2017 e 2018 e, per questo, destinataria di una somma complessiva di 12.242.711 euro in relazione alla gestione di oltre 700 migranti.
Le indagini
I finanzieri hanno accertato una serie di irregolarità nella documentazione prodotta in sede di gara, con false attestazioni sui requisiti necessari per partecipare al bando, tra cui quelli riferiti all’oggetto sociale, alla pregressa esperienza nel settore, al numero di operatori e alla idoneità delle strutture destinate all’accoglienza. Le fiamme gialle scaligere hanno scoperto che a fronte della «comprovata esperienza in ambito Sprar (ndr, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) o in progetti di accoglienza simili destinati ai richiedenti protezione internazionale» condizione necessaria richiesta dal bando di gara, la società aveva attestato di essersi impegnata nel tempo nell’inserimento sociale degli immigrati attraverso attività svolte a favore di giovani profughi provenienti dall’Albania nel 1989 e dalla ex Jugoslavia negli anni 1991-1995, quando in realtà la società era stata costituita nel settembre del 2000. Inoltre, a fronte del requisito di avere tra i propri fini istituzionali quello di «operare in un settore di intervento pertinente con i servizi di assistenza alla persona, di accoglienza e di integrazione», i Finanzieri hanno rilevato che l’oggetto sociale dichiarato presso la Camera di Commercio era del tutto estraneo e prevedeva, invece, l’«esercizio di attività sportive ed attività ad esse connesse o strumentali», poi ampliato in epoca successiva proprio al fine di poter accedere ai successivi bandi indetti dalla Prefettura di Verona.
I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno constatato che la società aveva dichiarato genericamente di aver svolto servizi per l’integrazione degli stranieri senza presentare documentazione a dimostrazione di quanto affermato e in maniera non vera, visto che nella data di presentazione dell’istanza di partecipazione alla gara non possedeva tale requisito. I finanzieri hanno poi accertato che il numero degli operatori utilizzato non era congruo rispetto alla gestione dei servizi di assistenza e accoglienza. In altri casi la società aveva anche dichiarato posti disponibili di gran lunga superiori rispetto ai previsti parametri di idoneità alloggiativa. (Il Gazzettino.it)
