Non ha funzionato il piano del centrodestra di portare avanti la presidente del Senato Elisabetta Casellati per la candidatura al Colle. Lei stessa era convinta che ci sarebbe stata la possibilità di essere nominata come prima donna alla Presidenza della Repubblica, ma poi i numeri sono stati deludenti.
Matteo Salvini ha spiegato ai suoi che sarebbe stato necessario tentare una carta della coalizione, anche se le statistiche erano vacillanti. Quello che il leader della Lega non si aspettava che a tirarsi indietro per il voto alla Casellati sarebbero stati così tanti.
I parlamentari di Forza Italia a sostegno di Silvio Berlusconi aveva dimostrato malumore perché riteneva che la manovra fosse destabilizzante. Diversi coloro che hanno preferito votare il Cavaliere ed il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Diversi anche coloro che hanno dato il proprio voto a Mattarella e Casini.
Da Fratelli d’Italia il commento: “è stato un congresso di Forza Italia”. Ma tra questi ultimi, molti hanno invitato a considerare la scissione in chiave interna, cogliendo la causa nel legame tra Senato e il partito e nel malessere verso coloro che ritengono che la Casellati “ha già avuto l’onore di essere la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del Senato e ora chiede di andare anche al Colle mentre tanti di noi sono rimasti fuori da ogni incarico”.
Alcune fonti di Lega e Fratelli d’Italia riferiscono che nei rispettivi partiti c’è voglia di cambiamento, di un “nuovo” centrodestra. “Serve un centro diverso”, avrebbero riferito alcuni parlamentari. Salvini dopo la debacle in Aula ha deciso di cambiare gioco, di chiedere di nuovo la spalla dei pentastellati, senza preavviso alla coalizione. Ormai il vertice della Lega corre su un binario a parte. Ora ha deciso di puntare tutto sul Mattarella bis, lasciando spiazzata Giorgia Meloni, che sui social ha scritto sconcertata: “non posso crederci”.
Gli alleati di Matteo Salvini sono destabilizzati dalle sue mosse, che non condividono più ritenendole sbagliate. La mossa sul presidente del Senato non era stata ben letta neanche all’ala moderata del partito di via Bellerio. “Visto che c’è una parte del Parlamento che non vuole un’intesa, visto che la sinistra – ha detto il leader della Lega – continua a dire no e boccia i suoi stessi nomi (il riferimento è a Elisabetta Belloni, ndr), meglio lasciare la squadra così com’è: Mattarella rimane al Quirinale, Draghi a Palazzo Chigi e il Parlamento torna a fare il Parlamento”. Una sterzata netta, l’ennesima.
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