È una giornata rovente per il futuro dell’industria automobilistica italiana, con richieste d’aiuto dei lavoratori rimaste inascoltate.
L’Automobile Club d’Italia dichiara che “una transizione ecologica, oggi, non può prescindere dal confronto con la demografia, l’economia, l’agricoltura, l’energia e la mobilità, tutte filiere italiane consolidate che vanno salvaguardate guardando il futuro e, quindi, inserite in un percorso di innovazione e sostenibilità con tempistiche molto più dilatate”.
Le auto elettriche, nonostante il mercato in calo, hanno guadagnato quote ma c’è un grave ritardo nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica. A lanciare l’allarme è l’Acea, l’Associazione dei Costruttori Europei dichiarando che “Se la situazione delle infrastrutture per l’elettrico non viene affrontata con urgenza introducendo obiettivi ambiziosi per tutti gli Stati membri dell’Ue, molto presto si incontreranno più ostacoli”.
La transizione energetica, prioritaria sulla carta, rimane ancora pura utopia nel settore dell’automobile in Italia; gli obiettivi ‘green’ devono essere letti anche con pragmatismo per cui gli standard ambientali elevati devono andare di pari passo con la sostenibilità economica.
I sei miliardi messi a disposizione dal Consiglio dei Ministri per famiglie ed imprese attutiranno soltanto in parte la mega stangata in arrivo, stimata dalla CGA di Mestre in 44 miliardi di Euro di aumenti nel primo semestre del 2022.
Un piccolo gruzzolo di risorse ci sono e derivano dalle accise maturate dall’aumento dei prezzi dei carburanti che porterà nelle casse dello stato circa 2,7 miliardi di euro.
Il Governo deve fare di più ed attivare azioni e misure a tutela del settore dell’automobile, che presenta un fatturato stimato in 95 miliardi di Euro e impiega oltre 180 mila addetti. Maggiore protezione e tutela di un comparto che è il fiore all’occhiello dell’Italia produttiva.
