Spese militari: Conte le aumentò, ora fa il pacifista. Difficile star dietro alle capriole M5S

Da giorni si discute in merito alle spese militari del governo italiano. L’ex premier Giuseppe Conte sta interpretando il ruolo del pacifista, ma non aveva lo stesso tipo di atteggiamento qualche tempo fa, dato che fu proprio lui ad aumentarle. “Il bilancio della difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008. Nel 2018 si registravano circa 21 mld, nel 2021 24,6 miliardi (un aumento del 17 per cento): questi sono i dati del Ministero della difesa nei governi Conte. Tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento”, avrebbe fatto sapere lo staff di Draghi, proprio durante le giornate in cui l’ex Presidente del Consiglio pentastellato sta facendo le barricate sul tetto del 2% sul Prodotto Interno Lordo.

Giorgio Mulè, sottosegretario del Ministero della Difesa e parlamentare di Forza Italia, è scettico sulla razionalità operata sulle scelte di spesa militari, e attacca il Movimento 5 Stelle per le continue capriole di atteggiamento. “Sulle spese militari si sta giocando una partita politica dove la grande assente è la chiarezza mentre vedo molta ipocrisia. Conte e i cinque stelle dovrebbero far pace con se stessi”.

Mulè ha spiegato che Conte sta facendo l’attore: scoppiati i contagi da Coronavirus, l’ex premier M5S non si sottrasse all’aumento delle spese militari. Ma l’incoerenza dei grillini è ormai nota a tutti. “In piena pandemia, con le imprese con l’acqua alla gola e gli imprenditori disperati, fu proprio il governo Conte ad aumentare le spese della Difesa di oltre un miliardo mezzo, arrivando a 24 miliardi e mezzo nel 2020 quando il Pil andava giù precipitando a meno 9 per cento. Oggi è un continuo smentire ciò che è stato fatto e certificato dal M5s quando era al governo. Dire che le spese devono aumentare il prossimo anno di 10, 12 o 15 miliardi è falso perché l’impegno per il 2024 è da studiare e da raccontare per quello che è: un impegno non vincolante, un impegno che può essere modulato”, ha sottolineato il sottosegretario alla Difesa.

Difficile star dietro i continui cambiamenti d’opinione dei 5 Stelle, e Gulè lo ha ammesso: “Se si dovesse porre la fiducia, ho già letto le dichiarazioni di Conte, voteranno a favore. Faccio fatica a star dietro alle capriole semantiche dei cinque stelle. In questo momento per serietà e responsabilità bisogna apparire uniti ed esserlo nella sostanza per salvaguardare l’immagine dell’Italia”, ha proseguito.

Infine conclude il suo intervento a Radio 1: “La conferma è arrivata dall’intervento proprio a Radio1 di Michele Gubitosa, vice presidente dei 5 stelle, secondo il quale le spese dovrebbero aumentare di 20 miliardi per raggiungere il 2 per cento. Una cifra, l’ennesima, sparata a caso: il due per cento del Pil corrisponde a circa 34 miliardi e le spese per la difesa ammontano a 26 miliardi: la differenza è di 8 miliardi e non 20… e questo senza contare che nessuno ha mai detto che il 2 per cento andrà raggiunto il prossimo anno”.

CC

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