Non tutti sanno che anche nel nostro Paese abbiamo a disposizione i giacimenti di gas, e che potremmo non dipendere dalla Russia o da altre nazioni. C’è un unico problema: una assurda legge ci impedisce di estrarlo. E adesso l’Italia, come altri Paesi, si ritrova coinvolta nelle trattative del gas dopo aver tagliato i ponti con Mosca, a causa delle sanzioni inflitte per la guerra avviata in Ucraina. L’Europa ha comminato una serie di punizioni nei confronti di Putin che, inevitabilmente, riversano le proprie conseguenze sul tessuto economico del mondo intero, specie nel settore dell’energia.
Cosa ci impedisce esattamente di sfruttare i nostri giacimenti di gas naturale? Innanzitutto è doveroso spiegare dove si trovano queste riserve. Un giacimento si trova sulle coste di Rimini. A quanto pare il mar Adriatico sarebbe un ottimo bacino naturale di gas, che risolverebbe molti dei nostri problemi sull’approvvigionamento di energia dall’estero. Lo ha spiegato al Corriere della Sera Davide Tabarelli, professore universitario e presidente della società di ricerca energetica Nomisma Energia.
Più di 50 piattaforme, dai lidi ferraresi fino alle Marche, potrebbero essere installate secondo Tabarelli, con un risultato incredibile di “3 miliardi di metri cubi di gas all’anno” che potrebbero essere sfruttati. Il più ricco giacimento sarebbe situato a largo delle coste di Rimini: “Giulia”, da cui, secondo le analisi scientifiche, si potrebbe ricavare un approvvigionamento di circa 600 milioni di metri cubi di gas. Ma, ad oggi, la piattaforma Giulia non viene adoperata poiché manca il tubo che crei un collegamento con la terra ferma.
Oltre a questo giacimento, diversi sono i progetti recuperabili sotto il canale di Sicilia o sulle coste del Mar Adriatico. Il problema è il Pitesai, ovvero il “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”. Questo progetto rappresenta un ostacolo alla trivellazione. Fu varato dal governo 5 Stelle di Giuseppe Conte il piano “no trivelle”, come alternativa alla trivellazione ed estrazione del gas, successivamente approvato dall’esecutivo di Mario Draghi il 12 febbraio del 2022. I limiti riguardano 123 concessioni minerarie, di cui 108 sono legate al gas, ma oltre il 70% sono situate in aree non idonee. In più, non è possibile investire su nuovi pozzi.
L’esigenza di passare all’utilizzo di fonte energetiche rinnovabili e l’emergenza climatica hanno portato ad una legge fortemente limitante per l’estrazione del gas nel nostro Paese. Così siamo costretti a subire le conseguenze della guerra (degli altri) e a rivolgerci all’Algeria e Azerbaijan, soluzioni che tamponano la situazione e che ovviamente implicano non pochi costi nel riordino dei grandi asset commerciali internazionali. Tabarelli propone di allentare i provvedimenti del piano, affinché non siano bloccati gli investimenti nel gas nazionale. Ma le soluzioni non sono il forte del governo Draghi, da alcuni rinominato “governo dei peggiori”.
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