Arriva la sterzata del Movimento 5 Stelle sulla linea intrapresa da Mario Draghi in merito alla guerra Russia-Ucraina. Il premier sta seguendo la strada dell’interventismo, con l’invio di armi al popolo ucraino per difendersi dagli attacchi di Putin. Ma il conflitto va avanti ormai da due mesi e c’è qualcuno che comincia a discostarsi dalle scelte del Presidente del Consiglio. La proposta descritta in una mozione del M5S, ancora in fase di definizione, prevede lo stop dell’invio di armi a Kiev e un baratto con Putin: il territorio del Donbass in cambio della pace. Sembra accodarsi anche la Lega allo scetticismo sulla “belligeranza atlantista”, guidata dal presidente USA Biden, manifestato dai grillini.
A propugnare questo scambio è Gianluca Ferrara, vice-capogruppo M5S in Senato. Durante una intervista rilasciata ad Affariitaliani.it, il senatore pentastellato ha espresso il suo parere su una possibile soluzione al conflitto tra la Russia e l’Ucraina, ritenendo che prevalga “l’idea miope di sconfiggere Putin militarmente, un errore che si può rivelare catastrofico: perché la Russia è una grande potenza nucleare. L’Ucraina rinunci pure a un paio di regioni o andremo verso la terza guerra mondiale”.
Gli fa da eco il collega senatore M5S Alberto Airola, che si è detto pienamente d’accordo con Ferrara ed è intenzionato a proporre all’esecutivo di fermare l’invio di armi al popolo di Zelensky. “Devo parlarne con il direttivo del gruppo e con il presidente Giuseppe Conte, che si è dimostrato vicino a un atteggiamento multipolare. Le armi alimentano solo la guerra. E il M5S è sempre stato pacifista”. Il grillino ritiene che la soluzione proposta non debba essere vista come una resa dell’Ucraina, con la cessione di una parte del suo territorio, bensì come un negoziato, in cui è “normale cedere qualcosa” per ottenere un corrispettivo.
Non si fa scrupoli Airola ad affermare che addirittura il Movimento 5 Stelle “debba valutare l’uscita dal governo, se il presidente Draghi continuasse sulla linea di totale appiattimento alla Nato e di prolungamento sine die del conflitto”. Un monito che ricorda le parole del leader M5S Giuseppe Conte sull’argomento: “Ognuno si prenderà le sue responsabilità”. Così, per l’ennesima volta, il governo fa difficoltà a rimanere in piedi e dimostrarsi unito. Alcuni leghisti si sono uniti alla linea che stoppa l’invio delle armi in Ucraina, come il senatore Simone Pillon: “sono per l’autonomia locale e il rispetto delle minoranze, qualunque sia il governo centrale”. Poi il riferimento al Papa: “Sulla guerra russo-ucraina la posizione di Bergoglio è quella più lucida e condivisibile. Cercare la pace anche contro ogni speranza, evitando di alimentare il conflitto”.
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