Dopo un decennio di governi non scelti dal popolo, finalmente la parola torna agli italiani. Cona la caduta del Governo le elezioni si terranno anticipatamente rispetto alla primavera del 2023, esattamente il 25 settembre. «Io sono pronta, saranno gli altri a doversi reinventare», ha commentato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
«La legislatura è finita», ha esultato. «Un anno fa ci dicevano che stavamo tornando nella fogna ed eravamo velleitari. Abbiamo avuto tre governi diversi, tre maggioranze diverse. Ce ne è uno che ha funzionato? No. La storia ci ha dato ragione. Perché gli unici governi che funzionano sono quelli a maggioranza coesa. Se in un sistema presidenziale metti un presidente del Consiglio decisionista può fare la differenza… ma in un sistema parlamentare, decide il Parlamento».
Una serie di stoccate contro tutto il denaro dei contribuenti sperperato e nessun beneficio per l’Italia: «180 miliardi col Covid; 250 col Pnrr. L’Italia è messa meglio? No, peggio. Sì, c’è stata la pandemia. Ma perché l’Italia fanalino di coda?»
Sono stati giorni di grande incertezza, ma adesso si volta pagina. Saranno finalmente rinnovate le due Camere, con due importanti novità. La prima è che si eleggeranno meno parlamentari: seicento (400 alla Camera e 200 al Senato) invece dei 945 di tutte le legislature precedenti. La seconda è che tutti riceveranno due schede, anche i neo maggiorenni: non c’è più la soglia dei 25 anni per partecipare alle elezioni del Senato.
L’altra data importante è quella del 13 ottobre, in cui si insedieranno le nuove camere e inizierà ufficialmente la XIX legislatura della Repubblica Italiana. Le date sono state fissate da un decreto licenziato nella serata di giovedì dal governo e che il presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese hanno immediatamente portato al Quirinale per la firma del presidente Sergio Mattarella. Il 25 settembre è anche il capodanno ebraico, ma l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha chiarito in una nota che la data non pone ostacoli. Né c’è necessità di ridisegnare i collegi elettorali: sono stati definiti a fine 2020 e restano validi.
