Lamorgese sosteneva lo “sport contro le devianze”. Oggi che lo dice la Meloni non va bene

Si è sollevato un polverone in questi giorni per il manifesto di Giorgia Meloni a favore dello sport come strumento per combattere le devianze giovanili. Sulla parola “devianze” giovanili hanno tentato di demonizzare la leader di Fratelli d’Italia, che assume lo sport e il suo potenziamento strutturale nel programma dell’ipotetico governo che verrà. Eppure gli stessi termini erano stati utilizzati già l’anno scorso dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. La sinistra lo ha dimenticato? Se questa parola è considerata discriminatoria perché non si è avuta la stessa considerazione la scorsa estate dopo le dichiarazioni di Lamorgese?

Come racconta Secolo d’Italia, era il 23 giugno 2021 quando la titolare del Viminale firmava protocollo d’intesa tra polizia e Sport e salute Spa, insieme al sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali. In quell’occasione, l’ex prefetto di Milano lodò le iniziative di “riqualificazione degli impianti sportivi nelle periferie e nelle aree geograficamente disagiate”; in quanto tali interventi “costituiscono un efficace fattore di prevenzione dei fenomeni di illegalità e devianza giovanile. E contribuiscono a superare, con l’inclusione sociale, le situazioni di degrado urbano”. Avete letto bene. Quando di devianze parlava Lamorgese, nessuno fiatava. Ne parla la Meloni e schizza il veleno: Letta schiuma di rabbia con l’hashtag “viva le devianze”. La Boldrini parla di “idea da Ventennio”. Magi di +europa ha osato affermare che la Meloni “pensa alla razza ariana”. Andate a nascondervi tutti. Figure grottesche.

A riprendere le parole di Luciana Lamorgese è stato Guido Crosetto. Pubblicando su Twitter uno screenshot dell’iniziativa ministeriale della Lamorgese. Quest’ultima affermava  lo stesso concetto di Giorgia Meloni presentando il protocollo d’intesa per promuovere l’attività sportiva come «portatrice di valori umani e sociali». La ministra voleva si avviassero le iniziative di «riqualificazione degli impianti sportivi nelle periferie e nelle aree geograficamente disagiate». Ma la sinistra adesso si indigna.

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