L’obiettivo è chiaro: approfittare del disorientamento dei moderato-leghisti dopo la caduta del governo Draghi per tornare a guadagnare consensi in Veneto. Sarà una coincidenza, ma gli ex alleati Enrico Letta e Giuseppe Conte stanno battendo la regione in un tour elettorale che, da punti di partenza diversi, sa di scommessa: intercettare voti in uscita dalla Lega di Matteo Salvini, e portare a casa seggi in una terra dove la Lega vince con percentuali del 70%, e il centrodestra punta a fare cappotto. In ambienti del Pd si dice che sarebbe un successo riuscire a fare qui 7-8 parlamentari. Ancora più dura per i 5 Stelle, che in Veneto dopo i fasti dell’esordio sono praticamente scomparsi. Enrico Letta è partito dalla provincia di Vicenza, dove è candidato come capolista alla Camera, incontrando le realtà industriali in ginocchio per il caro energia. Giuseppe Conte ha circumnavigato la provincia di Treviso, parlando con chi fa innovazione e sostenibilità e rilanciando il mantra sull’energia da fonti rinnovabili, e l’addio a quelle fossili. Ad un certo punto si è rischiato un ingorgo di ex premier: perché a Vicenza c’era in campagna anche Matteo Renzi.
I leader di M5S e Pd stanno conducendo una campagna, social a parte, di forte confronto con il territorio “La gente va incontrata, vanno strette mani nei mercati, sui luoghi di lavoro”. Anche per rispondere alle critiche del proprio stesso elettorato: come a Vicenza, dove i militanti Dem hanno mal digerito i paracadutati del Pd da Roma, lo stesso Letta e Beatrice Lorenzin, entrambi capolista in Veneto. Il segretario del Pd allora ha dovuto instillare entusiasmo nei 500 sostenitori accorsi ad ascoltarlo a Torri di Quartesolo, sottolineando che la storia si può cambiare. “Nessuna sfida è impossibile. Come abbiamo dimostrato con i successi dei nostri sindaci, Damiano Tommasi a Verona, e Sergio Giordani a Padova”. Il leader Dem è apparso carico per questa sfida in Veneto “che per me è una delle cose più belle della campagna elettorale. Sono qui per convincere coloro che sono rimasti molto delusi dall’atteggiamento della Lega, in particolare, e di Forza Italia, che ha fatto cadere il Governo Draghi”. Giuseppe Conte, invece, al netto delle responsabilità politiche ha rimarcato la diversità del Movimento 5 Stelle rispetto agli altri partiti “Chi è stato mandato a casa da degli irresponsabili, che oggi sono in tutti gli schieramenti, tranne nel nostro”. Ed infatti, da Treviso, ha chiuso la porta a Letta: “fino a quando i vertici del Pd saranno concentrati su un’agenda Draghi di cui non conosciamo i contenuti”, “non saranno possibili alleanze”.
