Il ministro della Salute Roberto Speranza confida negli italiani, ma forse un po’ troppo. E’ convinto che alle elezioni del 25 settembre assisterà al “grande recupero” del suo partito, credendo in un miracolo. “Da 1 a 10 a quanto do la Lista democratici progressisti prima lista in Italia? Scommetto 10, scommetto con tutte le mie energie e forze che nei prossimi giorni sarà chiaro che questa è la lista che può salvare il Paese. Non credo che gli italiani abbiano voglia di avventure. E noi siamo il punto di tenuta del Paese, quelli che possono migliorare le cose e non peggiorarle come succederebbe con la destra”, dice fiero di sé il ministro più impopolare degli ultimi tre governi.
“Quando trovo una persona che mi dice che non va a votare perché tanto il suo destino non cambierà, per me è una sconfitta della democrazia. Quindi per me la prima cosa è convincere le persone ad andare a votare”. Ma l’ottimismo del ministro ha un sapore patetico, considerando che dietro i voti sperati non ci sono state argomentazioni soddisfacenti, tanto da spingere gli italiani a cedere alle sue parole.
“L’Italia rischia di essere isolata”, dice Speranza. “L’alleanza Meloni, Salvini, Orban e Le Pen ci porta sul lato sbagliato. Quello di chi pensa che bisogna considerare l’Europa un problema e non una soluzione a tanti problemi che ci sono”. Praticamente per Speranza solo la sinistra sarebbe in grado di guidare il Paese e sanare le falle, molte delle quali autogenerate. “Un fatto politico molto importante. Perché significa lavorare per convincere il principale paese europeo ad una alleanza con noi sul tetto al prezzo del gas. Sarebbe una svolta decisiva che cambia la vita delle persone”.
L’obiettivo non è convincere di propendere a sinistra, ma “scansare” la destra, senza una valida spiegazione (come al solito). “Se non vogliamo Meloni, Salvini e Berlusconi l’unica alternativa è la coalizione di centrosinistra. La lista dei democratici e progressisti. Questa legge elettorale prevede l’assegnazione del 40% dei seggi con l’uninominale e lì o vinciamo noi o vince la destra”.
