La Meloni al lavoro su energia e squadra di governo

La soluzione del rebus di governo è ancora lontana e, al di là delle rassicurazioni pubbliche, il pressing di Matteo Salvini per il Viminale resta costante. Quella di ieri per Giorgia Meloni è stata la prima vera giornata da premier (in pectore): niente vertici con gli alleati a discutere dell’esecutivo che verrà, anche se nei prossimi giorni sono previsti colloqui con Silvio Berlusconi e Maurizio Lupi, dopo quelli avuti con Antonio Tajani e con il leader della Lega. La giornata comincia con un incontro con il presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, alla presenza del numero uno del Coni Giovanni Malagò, durante il quale Meloni offre “pieno sostegno ai Giochi di Milano-Cortina 2026”. Ma a monopolizzare buona parte del pomeriggio è il dossier caro energia, soprattutto dopo la decisione del governo tedesco di lanciare un pacchetto di aiuti da 200 miliardi per contrastare l’aumento del prezzo del gas. Ufficialmente viene negata una telefonata tra Mario Draghi e la Meloni, anche perché sono passate appena 24 ore dalle smentite sull’esistenza di un “patto tra i due”, ma fonti parlamentari la confermano; a dimostrarlo, peraltro, i toni assolutamente sovrapponibili dei due comunicati. Nella nota della leader di FdI non c’è solo l’auspicio che la Germania faccia prevalere nel Consiglio europeo sull’energia di oggi “buon senso e tempestività” ma anche l’invito alla collaborazione a tutti i partiti. In serata uscendo dalla Camera mostra come al solito serenità e dice di sentirsi “garantita” sul fronte interno, e questo nonostante il leader leghista sembri viaggiare su un altro binario.

Sullo sfondo, la questione della composizione della squadra di governo: il principale problema resta Matteo Salvini. La Lega smentisce di aver mai ipotizzato un appoggio esterno e il segretario assicura che è sua intenzione governare con Meloni. Ma l’obiettivo è tenere alta la tensione; il segretario del Carroccio non ha intenzione di mollare sul Viminale, ma Giorgia Meloni è altrettanto determinata a evitare un altro caso Savona con il Quirinale. Per questo l’ipotesi è sempre di dare all’alleato il ruolo di ministro dell’Agricoltura (dove Salvini vorrebbe però Centinaio); il leader del Carroccio avrebbe rifiutato l’idea di andare al Mise: “Da lì non potrebbe fare nessuna battaglia identitaria, non gli servirebbe a niente”, spiega una fonte parlamentare. Non è ancora stata scartata l’ipotesi di fare due vicepremier, ma anche in questo caso Salvini avrebbe preteso quantomeno una delega importante. Per Giustizia è sempre derby tra Buongiorno e Nordio, mentre per l’Economia, vista la difficoltà di convincere Panetta, si parla di Siniscalco. Altro leghista in corsa per un posto di ministro è Edoardo Rixi. In pole position per FI ci sono invece Tajani (che vorrebbe gli Esteri), Ronzulli (Istruzione) e Alessandro Cattaneo.

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