Le correnti del Pd vanno in ordine sparso. Ipotesi prorogatio per Letta

Prima della direzione di domani, nessuno può dire quale rotta prenderà il congresso del Pd. Si attende, in particolare, la data di convocazione dell’Assemblea nazionale, vero starter del percorso congressuale. Fino a questo momento a guidare il dibattito sono le tante dichiarazioni delle diverse correnti interne al partito, che appaiono indebolite in termini numerici e, quindi, anche nel peso specifico dei capicorrente. Lo stesso Enrico Letta non conta che un paio di neo eletti; l’ala sinistra è frammentata tra Nicola ZingarettiAndrea OrlandoAndrea Provenzano e Andrea Orfini: aree che si parlano, ma che non sempre esprimono una linea comune. Resistono Area Dem e anche Base Riformista. Quest’ultima, non a caso è l’unica ad aver già espresso un candidato segretario in Stefano Bonaccini. Ma, anche qui, di certezze ce ne sono poche perché in molti, nel partito, si dicono scettici sul fatto che il governatore dell’Emilia-Romagna accetti di buon grado di correre per la segreteria se ad appoggiarlo ci sarà solo l’area che insiste attorno a Lorenzo Guerini. Le correnti parcellizzate dovranno fare squadra in vista del voto sui capigruppo alla Camera e al Senato: la soluzione sarebbe quella di confermare Debora Serracchiani e Simona Malpezzi fino alla fine del Congresso e la scelta del nuovo segretario che, da prassi, dovrà verificare la scelta del predecessore, confermandola o cambiandola.

Comunque, si tratta di una questione su cui il Pd deve fare chiarezza il prima possibile, anche per la preparazione dell’opposizione. I lavori per la formazione del governo vanno avanti, le Camere si riuniranno nella loro nuova composizione il 13 ottobre e, nelle ore successive, partirà il giro delle consultazioni. In tre settimane, il Governo potrebbe essere pienamente in carica. Per tutte queste ragioni, si sta facendo strada nelle ultime ore anche l’opzione di una prorogatio del mandato a Letta, almeno per il tempo necessario a portare a termine il Congresso. Dal Nazareno l’ipotesi non è commentata in quanto considerata “figlia dell’horror vacui” che si registra in queste ore. In ogni caso, questa opzione aiuterebbe anche a mettere il partito in condizione di affrontare con maggiore tranquillità le elezioni regionali di gennaio nel Lazio e in Lombardia. Nel Lazio, la maggioranza che governa oggi con Nicola Zingaretti potrebbe marciare divisa: tanto i Cinque Stelle quanto Azione minacciano di andare ciascuno per la propria strada. Anche per questo, l’idea di fare rimanere Letta al Nazareno trova sostenitori trasversali, dentro e fuori i gruppi parlamentari, e potrebbe materializzarsi proprio in Direzione, quando alla relazione del segretario seguirà un lungo dibattito. Quello che si attende è il pronunciamento dei capicorrente; Andrea Orlando ha già fatto conoscere la sua proposta: costituente dal basso; porte aperte al mondo del volontariato, del sindacato, della sinistra diffusa; caratterizzazione del partito sui temi del lavoro e della lotta ai cambiamenti climatici.

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